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Andrea Fontana

Founder & CEO Storyfactory

Su cosa si basano i miei insegnamenti?
Lo storytelling se fatto bene è come un buon caffè ristretto: ti sveglia e ti riscalda.
Ecco io faccio questo con lo storyelling, o per lo meno ci provo: sveglio e riscaldo.
Cerco di svegliare e svegliarmi a nuovi significati (racconti) delle cose e cerco che questi significati (racconti) siano importanti per chi li ascolta.

 

Ecco cosa ho scoperto che gli altri non sanno.
Facendo narrazione ho scoperto l’ambiguità e la complessità del reale. Le cose non sono mai come a prima vista sembrano. Sono sempre “di più”.
Più intense, più belle, più problematiche, più passionali… E spero di poter trasmettere questa cifra distintiva. D’altronde chi fa storytelling è attratto dall’ “oltre” e dal “di più”. 

 

Cosa ti propongo di nuovo?
L’unica cosa che conta è essere “di più” di se stessi. Bisogna andare al di là delle proprie vedute per fare storytelling. Si deve essere capaci di immedesimarsi nella dodicenne figlia del Faraone vissuto nel 2630 A.C. Bisogna essere in grado di sentire cosa prova il bambino quando vede uccidere il padre e la madre e accecato dall’abbandono e dal trauma si trasforma nel più spietato dei “cavalieri oscuri”, bisogna capire quel vecchio dietro la finestra a cosa sta pensando oppure vedere con gli occhi della maestra che si prende cura dei suoi allievi alle elementari. Insomma, per fare storytelling è necessario coltivare il dono del trasformarsi nell’altro e saper “leggere il proprio lettore”, intuire il copione di vita dei propri pubblici, anche attraverso una serie di schemi e format di lavoro della psicologia copionale che fortunatamente esistono e sono molto evoluti. Questo credo sia la parte più innovativa. 

 

Ti spiego come sono arrivato dove sono oggi.

Sono ormai 25 anni che mi occupo di scienze della narrazione. Ho incontrato diversi maestri, in diversi ambiti: scienze sociali, scienze organizzative, scienze economiche.
 

Ne cito due perché sono molto riconoscente verso di loro: Duccio Demetrio, grande studioso di scienze della narrazione che mi ha trasmesso la capacità di “andare oltre” e Giuseppe Varchetta, altro grande studioso di scienze organizzative e psicosociali, che mi ha insegnato a “vedere”. Consiglio a tutti i loro studi e le loro ricerche. 


In sostanza ho incontrato la narrazione in ambito psico-sociale, l’ho approfondita e sviluppata in ambito organizzativo e aziendale, e oggi si è trasformata in una professione (perché faccio l’imprenditore). Non solo ma mi accorgo che c’è un futuro importante per tutti noi in questo tipo di discipline: chi le possiede e le governa ha un controllo sul proprio destino. E questo non lo dico io ma gli ultimi studi che gli neuro-scienziati e gli psicologi di frontiera stanno portando avanti (oltre che diversi studiosi di geopolitica e di intellingence)

 

Cosa ho capito di questo mestiere?

In una parola: raccontarsi. 
 

Detto così sembra poetico, ma io ne colgo – e chi mi segue ne coglierà – l’aspetto ingegneristico del racconto. Noi pensiamo attraverso racconti e chi è capace di costruire racconti efficaci ed allineati con i suoi pubblici ha in sé – come diceva qualcuno - un “kung fu molto potente”.

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