Paolo<br/>Sordi

Paolo Sordi

Digital Communication & New Media Manager LUISS

Su cosa si basano i miei insegnamenti?
Il messaggio è il mezzo, tanto per ribaltare l’aforisma di Marshall McLuhan. Ogni epoca pensa, crea, condivide e distribuisce informazioni secondo i mezzi e le tecnologie che ha a disposizione. Il Web, il blog, i social network sono i media che hanno riscritto la comunicazione del nostro tempo: conoscerne la storia, comprenderne le logiche di funzionamento, padroneggiare il codice che ne regola una vita che si adatta in continuazione all’uso e al feedback interattivo degli utenti, tutto questo significa diventare capaci di costruire messaggi in sintonia con un tempo che è il tempo di una rivoluzione tuttora in corso.


Ecco cosa ho scoperto.
La scoperta è continua. Parafrasando Lucio Dalla, il Web brucia in fretta quello che ieri era vero. Per non restare scottati, allora, torna utile un paradosso, per chi insegna cose che hanno a che fare con le tecnologie della Rete: non investire tutto su un unico software o un’unica soluzione. L’investimento su un software come WordPress, fino a padroneggiarlo, ha senso (e ritorno) in altre parole solo se quelle metodologie, quei requisiti, quelle funzionalità, quei dati salvati in quell’applicazione saranno il frutto di un ragionamento teorico più ampio che ha nel Web aperto il suo primo e fondamentale fulcro applicativo, in grado di rendere la pratica replicabile in altri contesti e in altre piattaforme.


Cosa ti propongo di nuovo?
A proporre giardini chiusi pensano le app dei nostri smartphone. Il Web è ancora la piattaforma dove i dati viaggiano liberi e il codice è a disposizione di chiunque voglia attivare una voce di menu dei nostri browser. Software come WordPress vivono nativamente in questo ecosistema di libero (e gratuito) scambio: un sistema di gestione di contenuti che si riconfigura in continuazione in un meta-sistema di gestione di contenuti.


Ti spiego come sono arrivato dove sono oggi.
Negli anni novanta il sito web era quello che oggi definiremmo ‘pagina statica’. Una vetrina, una presentazione di un’azienda, di un’istituzione o di un ente. Documentazione, certo. Archivi, senz’altro. Collegamenti, neanche a dirlo. Ma è stato con il formato e il software dei blog, ricombinati poi dalle declinazioni verticali dei social network, che il Web si è trasformato in uno spazio organico di narrazione, che peraltro web designer come Jeffrey Zeldman prefiguravano prima ancora che la parola stessa ‘blog’ venisse coniata o che software come WordPress vedessero la luce. Una piattaforma ampia quanto il mondo di storytelling, aperta inoltre agli user generated content: oggi, siamo tutti blogger, attraverso WordPress, Facebook, Instagram. Con tutti, intendo davvero tutti. Singoli, aziende, istituzioni. 


Cosa ho capito di questo mestiere?
Nella mia esperienza e nella mia responsabilità di chi gestisce e coordina la comunicazione digitale di un’università, ogni giorno creiamo contenuti secondo una strategia che ha nelle piattaforme software i canali di racconto, condivisione e distribuzione ma anche gli strumenti di pianificazione, produzione, gestione e analisi senza i quali quella strategia non potrebbe essere pensata né attuata. Da un punto di vista didattico, i miei dieci anni di insegnamento hanno prodotto, oltre a una manciata di articoli, due libri, uno per Carocci e uno per Cambridge Scholars Publishing (tradotto in italiano da Dario Flaccovio Editore), in cui il Web e WordPress sono le tappe fondamentali di un percorso digitale che prova a diffondere una cultura del software consapevole e, perché no, critica.


Il mio invito personale.
I libri però non bastano. È in aula che si impara insieme, docenti e studenti.

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