In questa intervista a Miriam Bertoli, Digital Marketing Manager e docente del Corso Digital Marketing Ninja di Ninja Academy, scopriamo qual è il ruolo dei dati in una digital strategy e come progettarne una vincente. Ma avremo anche qualche dritta sui trend digitali da tenere d’occhio quest’anno.

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Dati e strategia

Dagli Analytics ai Big data, oggi siamo letteralmente sommersi dai dati. Serve leggerli davvero tutti o c’è un perimetro entro il quale muoversi per ottenere informazioni davvero utili al business?

«Tema molto interessante, questo dei dati. Ne abbiamo a disposizione sempre di più, è vero. Ma l’abbondanza non agevola la comprensione delle dinamiche che quei dati fotografano.

Dunque il primo passaggio è capire che cosa è effettivamente utile al business: quali sono i dati che ha davvero senso raccogliere, analizzare e “far parlare”?

A questo aggiungo che spesso prima di seguire il richiamo affascinante dei Big Data una delle azioni più impattanti per i business – per quelli che ancora non l’hanno fatto, e sono tanti – è impostare correttamente gli Obiettivi in Google Analytics e impostare delle dashboard che davvero raccontino come stanno andando le iniziative di marketing attivate.

Questo passaggio permette di generare efficienza e spendere meglio: un ottimo primo passo, direi».

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Come è possibile integrare online e offline in una strategia che definiamo “digitale”?

«Smettendo di chiamarla “digitale” 🙂

Torno su un concetto che ho espresso più volte: il punto è intendersi su che cosa mettiamo dentro a questi bei barattoli a cui attacchiamo le etichette “digitale” o “offline”.

Quando parliamo di “strategia digitale”, lo facciamo per una sfacciata comodità. Ci serve un’etichetta che metta in evidenza il fatto che stiamo accendendo i riflettori sui momenti e punti di contatto digitali. Che, visto dal punto di vista dei nostri clienti e potenziali tali, non è niente di separato rispetto all'”offline” o al tradizionale.

Anzi, salvo rare eccezioni, on e offline sono parti di un unico customer journey.

E il lavoro a monte, per l’integrazione, sta proprio lì: partire dall’esperienza delle persone che vogliamo servire al meglio».

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Esistono differenze tra una strategia digitale per il b2b e una per il b2c?

«Sì e no. Nel senso che ce ne sono, e molte. In una strategia B2B per esempio devo tenere conto di gruppi di decisori spesso numerosi e di un percorso di acquisto mediamente più lungo rispetto a quelli di un acquisto consumer.

Ma d’altra parte, in questo percorso è sempre coinvolto un essere umano con dei bisogni da soddisfare, dunque le buone pratiche per definire le strategie non differiscono poi così tanto.

Ci sono poi le dinamiche connesse al B2B2C. Un esempio: produco cucine, vendo le mie meravigliose cucine attraverso una rete di negozi indipendenti (B2B) e il consumatore finale (B2B2C) – contento o non contento – fa comunque riferimento alla mia Pagina Facebook aziendale e non considera il rivenditore.

Anche di questo devo tenere conto».

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“Vendere prodotti digitali”

I trend per il 2019

Quali sono i digital trend che bisognerà tenere d’occhio quest’anno?

«Direi tre su tutti:

● instant messaging, perché sempre più conversazioni e transazioni passeranno da sistemi di chat e sistemi di messaggistica;
● video, video e ancora video;
● tornando alle prime domande, spero che un trend di quest’anno sarà la definizione di una buona strategia integrata, prima di tutto.

Io sto lavorando molto a quest’ultimo aspetto in queste settimane e vedo ottimi segnali».

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