Tommaso Sorchiotti, Creative Digital Manager e docente della Social Media Factory di Ninja Academy, ci racconta come è cambiato il nostro modo di guardare al mondo negli ultimi 10 anni, grazie ai social e soprattutto grazie a Instagram.

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Forse non tutti sanno che Instagram nasce concettualmente in Italia.

Per il suo junior year, Kevin Systrom, giovane e promettente ingegnere informatico, decise di visitare l’Italia, portando con sé una fotocamera professionale, per immortalare cibi, paesaggi, arte e bellezza. Arrivato in Italia il suo professore lo convinse a non usare la sua reflex, ma una fotocamera molto meno professionale. “Non sei qui per cercare la perfezione nelle foto” gli disse proponendogli una toy camera. Si trattava di una Holga, una fotocamera di plastica dall’utilizzo abbastanza semplice, capace “solo” di foto pallide e sbiadite.

Due erano le particolarità di quella camera: il formato delle foto, quadrate e non rettangolari e la possibilità di modificare gli scatti in fase di sviluppo, applicando dei liquidi e dei coloranti, per rendere originale e unico ogni scatto.

A distanza di 10 anni il risultato di quell’esperienza è stata un’intuizione che ha cambiato il modo con cui guardiamo la realtà. O almeno il modo con cui 1 miliardo di utenti attivi mensilmente sulla piattaforma cercano di raccontare la propria vita, utilizzando proprio la realtà come palcoscenico.

Come funziona Instagram dashboard

Come siamo arrivati al “doping” da Instagram

Pensare oggi Instagram come un Social Network può essere limitante. Più semplice considerare IG un ecosistema di una presenza online, che offre:

– una serie di app per condividere foto creative;
– un canale per restare aggiornati sulle attività degli amici e sui propri interessi, scoprire cose nuove e trovare ispirazione;
– un sistema di messaggistica, che integra una versione aggiornata della proprio rubrica di contatti;
– una emittente TV di contenuti UGC;
– una eccezionale vetrina per ogni brand, con possibilità di Social Commerce più o meno immediate;
– una (non si sa quanto involontaria) piattaforma di dating.

Essere attivi su Instagram significa per brand e influencer, oltre che per i suoi utenti ‘standard’, utilizzare buona parte delle opportunità di questo ecosistema per creare connessioni significative e interazioni rilevanti e costanti con il proprio pubblico.

Come si creano contenuti efficaci e di successo? Nelle innumerevoli guide che trovate sarà indicato come su Instagram le persone cercano bellezza e ispirazione visiva. Sbagliato! O almeno non penso che sia questa l’essenza della piattaforma. Altrimenti non si spiegherebbero i contenuti più popolari di sempre:

– un uovo, proposto come gioco/sfida;
– la foto di un rapper per lo più sconosciuto in Italia, prima di essere ucciso;
– il debutto social di una figlia di influencer (non è un insulto, ma non è detto che in futuro non potrebbe diventarlo);
– il nostalgico ritorno di alcuni vecchi amici;
– un appello a impegnarsi per salvare il pianeta;
– il cordoglio per la scomparsa di un grande atleta.

Nessuno di questi, come dei successivi scatti popolari, è esteticamente eccezionale. Ma in un certo senso interagendo con ognuna di queste foto le persone comunicano la propria appartenenza a un preciso ambito culturale.

Ogni volta che interagiamo o pubblichiamo nuovi contenuti, stiamo ribadendo al mondo quali sono gli aspetti significativi della nostra vita. Chi siamo e chi vogliamo essere. Amici, viaggi, stili di vita, battaglie per cui lottare. Cucina, fitness, politica, meme, moda, architettura, illustrazione, decorazioni, ecc.

Instagram più di ogni altro social ha permesso ai suoi utenti di esprimersi in maniera tanto semplice e tanto potente, proponendo modelli a cui ispirarsi.

Come Instagram ha cambiato il rapporto con la realta

Se Facebook ha reso facile a tante persone conoscere e sperimentare il mondo dei Social Network, Instagram ha offerto alla massa un palco dove esibirsi. Un pubblico potenzialmente globale a disposizione di chiunque, da conquistare con foto e successivamente anche video. Più prendevamo confidenza con lo strumento, più le foto rappresentavano il mezzo con cui veicolare la migliore versione della nostra vita.

Tanto che oggi le foto hanno per molte persone una natura relazionale e sociale, non più intima e privata: guardiamo molto più il nostro album Instagram che non il rullino dello smartphone utilizzato per scattare.

Quando la sottocultura Instagram è diventata mainstream

Nel frattempo gli effetti di questa febbre da esibizione si sono mostrati sempre più evidenti, fuori dalla Rete. Le persone si sono messe alla ricerca intorno a loro dei contenuti più instagrammabili a disposizione.

Chiedete agli abitanti di Rue Cremieux a Parigi cosa significa non poter vivere senza la fila degli smartphone fuori dalla finestra di casa in cerca dello scatto perfetto. O ai numerosi parchi nazionali americani che hanno visto mobilitarsi milioni di turisti, spesso inconsapevoli e irrispettosi della natura che stavano visitando. Nel 2019 una donna è morta cadendo dal Pictured Rocks National Lakeshore in Michigan mentre si stava facendo un selfie, mentre a Yellowstone non sono isolati i casi in cui bisonti, infastiditi dalla eccessiva vicinanza, attaccano i turisti del parco.

Relazioni sociali ai tempi di Instagram

In alcune situazioni il ‘fattore Instagram’ ha notevolmente inciso sull’ambiente. Se una serie di piante decorative per la casa hanno iniziato a essere sempre più popolari, caffè, bar e ristoranti sono sempre più curati per essere “fotogenici” e permettere ai propri ospiti di fare bella figura nel proprio feed. I musei hanno capito che offrire e incentivare i momenti selfie all’interno delle loro strutture aumenta esponenzialmente il ‘contenuto generato dall’utente’, una delle forme di promozione attuali più efficaci. Stessa cosa per gli spazi di gioco e interazione dei negozi fisici.

Mentre i suoi utenti continuano a riempire il social alla ricerca di una popolarità mai sufficiente, Instagram cresce di valore. Le ultime stime parlano di oltre 100 milioni di dollari di valore stimato. Ossia 100 volte quanto Facebook ha speso nel 2012 per acquistarlo.

Qual è il valore di questo social? Non è un segreto che Facebook stia utilizzando anche Instagram per indicizzare tutto ciò che viene pubblicato. E in particolare addestrare il suo software di riconoscimento delle immagini. A Luglio 2019 un piccolo bug ha mostrato in maniera abbastanza buffa la visione che la macchina – nella mia testa un piccolo Terminator – ha delle foto pubblicate. Un insieme di metadati all’interno dei quadrati che ospitano le nostre foto:

Come funziona Instagram e come ha cambiato il rapporto con la realtà

‘L’immagine può contenere: 1 persona, sorridente, in primo piano e in uno spazio chiuso’
‘L’immagine può contenere: cielo, all’aperto e acqua’
‘L’immagine può contenere: 2 persone, sedute, all’aperto, scarpe’

Insomma, niente che non si conosceva già su come la grande intelligenza artificiale applicata da Facebook ai suoi strumenti sia sempre al lavoro.

Le conseguenze d’altronde sono visibili a tutti, quasi quotidianamente. Avete fatto caso a quante pubblicità presenti su Instagram vi propongono un prodotto per farvi sentire più belli o più di successo? Creme, cosmetici, bevande proteiche, abbigliamento, accessori, gadget. A seconda di gusti e interessi ce n’è per tutti.

La cosa più interessante è però vedere come sono spesso gestite queste inserzioni: molto indicativo è guardare il post che precede e quello che segue la pubblicità in questione. Accessori per il trekking dopo la foto degli amici in montagna o bevande proteiche mentre il feed è carico di amici e contatti che sudano in palestra.

Come se ne esce? Non so se, come dicono, gli utenti di Instagram sono “rotti”, al pari del servizio che usano. Di certo avere consapevolezza di quello che sta succedendo e, di tanto in tanto, prendersi una pausa per guardare le cose con un po’ più distacco, è un buon punto di partenza.

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