In questa intervista a Claudio Gagliardini, Web Marketing Specialist di Seidigitale.com e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, scopriamo perché il live streaming è molto utile in una social media strategy e come si fa a creare una diretta streaming che piaccia alle persone.

diretta streaming sui social media

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Prima di trasmettere live

Il live streaming è uno dei grandi trend degli ultimi anni. Puoi darci qualche dato?

«Non sono un grande amante dei numeri e dei trend, ma c’è un dato di fatto che rende lo strumento video e il live streaming uno dei più efficaci e apprezzati dalle persone. I video e le dirette sono oggi fruibili allo stesso modo da tutti i dispositivi e la rete mobile è arrivata a un livello di maturità tale da garantire una visione fluida e un consumo di dati sostenibile, a differenza di ciò che avveniva solo qualche mese fa.

A breve (2019-2020) avremo poi la rete mobile di quinta generazione 5G, le cui prestazioni saranno sensibilmente più elevate, ma soprattutto molto più stabili e garantite, potendo supportare un numero di connessioni simultanee estremamente più alto. Questo significa che la videochiamata / videoconferenza diventerà uno standard anche in mobilità e che la diretta rappresenterà il formato di riferimento per tutti, come del resto è già da anni per la radio e per la TV».

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Di cosa ho bisogno per fare una diretta qualitativamente buona? Che tipo di attrezzatura e quali tool?

«Solitamente distinguo tra tre differenti livelli di attrezzatura e di prodotto.

Per una diretta qualitativa può bastare un buono smartphone, ad esempio, ma in questo primo step è caldamente consigliato aggiungere uno stabilizzatore (es. gimbal), un microfono, l’illuminazione giusta (faretti a led) e una location di trasmissione che abbia il giusto appeal. Con questa attrezzatura di base si può trasmettere su piattaforme come Facebook Live, Instagram e IGTV, Periscope e molte altre, attraverso le loro app e senza eccessive difficoltà. La cosa fondamentale è che la connessione sia stabile e robusta, perché altrimenti non esiste qualità di ripresa in grado di offrire risultati accettabili.

A salire possiamo utilizzare il PC e collegare delle telecamere, volendo anche con una regia virtuale, per usufruire della rete fissa e per gestire più fonti in modo più professionale. In questo caso lo streaming avverrà attraverso piattaforme terze (es. OBS Studio o Wirecast), in grado di fare il lavoro che su smartphone è svolto da una app.

Il terzo step è quello professionale e richiede: regia, mixer audio, telecamere, microfoni, luci, set e un encoder, che trasformi il segnale proveniente dalla regia in un formato compatibile con le esigenza della piattaforma sulla quale intendiamo trasmettere. Questa ultima strada richiede l’intervento di professionisti e tecnici che sappiano far funzionare tutta la strumentazione e che rendano il ricorso ad attrezzature costose e complesse un vero plusvalore rispetto a soluzioni più abbordabili».

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Le fasi della diretta

Cosa non andrebbe mai dimenticato prima, durante e dopo una diretta?

«Che la diretta è solo una parte di un tutto molto più vasto. La più importante? In molti casi sì, ma lo è altrettanto tutto ciò che le gira intorno, sia in termini temporali che concettuali.

Questo significa progettare con cura il live streaming, non soltanto trasmettendo ciò che sta avvenendo nel migliore dei modi possibili, ma facendo in modo che chi partecipa da remoto abbia le stesse opportunità di chi è fisicamente presente (es. se si trasmette una conferenza in cui vengono usate delle slide, queste dovranno essere visibili sia nei piani larghi che in quelli stretti, nel caso utilizzando immagini nell’immagine se si sta inquadrando lo speaker in primo piano).

Oltre a progettare la diretta in modo user friendly, nell’arco di tempo che la precede e la segue dovranno essere pianificati contenuti in grado di generare interesse e di catalizzare l’attenzione. Contenuti improntati all’interazione e alla creazione di un’audience di partecipanti attivi, che siano già pronti ad essere coinvolti.

Per evitare che la diretta sia priva di interazione, inoltre, è bene che nel periodo che la precede si prendano già accordi con i partecipanti che vogliono intervenire, per inserire da subito i loro interventi in scaletta e per evitare che questi possano creare alcun genere di problema. Ovviamente questo non significa che non potranno esserci interventi estemporanei, che sono sempre preziosi e che vanno sollecitati durante la trasmissione, ma avere una base facilita il lavoro e invoglia gli indecisi a farsi avanti.

Le tipologie di contenuti che possono essere creati prima della diretta sono molteplici, ma i più apprezzati sono quelli che coinvolgono i protagonisti del live streaming in pillole, interviste, teaser in cui possibilmente prendano già confidenza con chi poi parteciperà, magari iniziando da subito a interagire.

Dopo la diretta è opportuno creare altri frammenti video sia della diretta che dei suoi protagonisti e dare il massimo risalto alle interazioni registrate durante la trasmissione e a chi se n’è fatto carico, così da premiare i partecipanti più attivi e allontanare quanto più possibile l’autoreferenzialità che, inevitabilmente, rischia di caratterizzare determinate tipologie di contenuto e di programmazione».

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Facebook ha introdotto recentemente la funzione Premiere, per trasmettere in differita una diretta. A chi serve davvero questa funzione e con quale obiettivo?

«Credo che questa funzionalità sarà molto apprezzata da chiunque voglia offrire un prodotto qualitativamente alto e non inficiato da tutte le possibili problematiche che possono affliggere la diretta (errori, inciampi, contrattempi).

Oltre a questo, mandare in differita una “prima visione” non toglie nulla all’esperienza di chi vi partecipa, se non c’è in ballo la freschezza di una notizia (es. risultato sportivo) ma lascia più libertà a chi la sostiene di concentrarsi sull’interazione con il pubblico.

L’obiettivo principale, a mio avviso, è dunque quello di sfruttare la forza della diretta (compresa la sua visibilità, che al momento Facebook sta agevolando) senza il rischio di non riuscire a gestire correttamente il contenuto e di perdere in tal modo efficacia (e in alcuni casi anche la faccia)».

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Engagement, obiettivi e risultati

Come si possono coinvolgere le persone durante una diretta?

«Dipende molto da cosa stiamo trasmettendo. In generale qualsiasi live streaming pensato per il web, e in particolare per i social media, dovrebbe essere progettato e condotto in modo social friendly, mettendo le persone al centro in tutti i modi possibili. Se uso il termine persone anziché pubblico è perché la rete ha abolito muri, barriere, gradi di separazione e ruoli, cosa che dobbiamo tenere ben presente quando usiamo i suoi mezzi e strumenti per relazionarci con gli altri.

Questo significa una sola cosa: se ad esempio abbiamo davanti alla telecamere tre professionisti o esperti di un determinato settore, guidati da un giornalista o presentatore e dietro gli schermi ci sono cinquanta persone che partecipano alla diretta, ciò che dobbiamo gestire (possibilmente con una risorsa che si occupi in forma esclusiva di questo) sono cinquantaquattro persone, che potenzialmente possono interagire tra loro in tempo reale e senza troppi filtri.

Ovviamente la risorsa che modera commenti e interventi di chi partecipa alla diretta può decidere chi e come far intervenire, ma se il live streaming non è stato appositamente studiato per il coinvolgimento e la struttura stessa di quanto stiamo trasmettendo non si presta all’interazione, le possibilità di ottenere engagement è pressoché nulla.

Venendo al come, se abbiamo inserito nel programma della diretta degli spazi e delle modalità di coinvolgimento, che non si limitino ad un misero “ci sono domande da casa?”, le opportunità di generare interazione sono sempre molto elevate, perché la gente è stufa di assistere passivamente e ha voglia di dire la propria e di partecipare. Come già detto in precedenza questo va però agevolato con un lavoro preparatorio, che spinga chi poi guarderà la diretta a preparare domande, curiosità, casi o punti di vista da esporre a chi è dietro le telecamere e a chi sta partecipando da remoto».

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Quali risultati di business è possibile raggiungere attraverso i live streaming?

«Mi è capitato di vedere gente che vende in diretta su Periscope o su Facebook live, ma onestamente non è questo l’uso che mi piace fare di questi strumenti. Se pensiamo ad altre forme di erogazione di servizi che possono essere svolti in diretta (es. webinar, corsi di formazione, seminari) è già chiaro che questo formato non si presta soltanto all’awareness e all’engagement, ma offre concrete opportunità di business a chi lo utilizza.

La più concreta, a mio avviso, consiste nel tagliare fuori molti dei costi che fino ad ora dovevano essere sostenuti per partecipare alle fiere di settore, per organizzare eventi e per fare in modo di trovarsi faccia a faccia con i nostri potenziali clienti, aumentando le nostre possibilità di fare business guardando dritto negli occhi le persone come si fa nei mercati di quartiere, che dovrebbero essere di esempio per tutte le aziende e per tutti i venditori».

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