In ogni strategia di Digital Marketing Inbound Marketing e SEO costituiscono un aspetto fondamentale, per la costruzione di una presenza online produttiva. Farsi trovare dagli utenti attraverso le loro ricerche sul web, infatti, è il primo passo per entrare in contatto con i nostri potenziali clienti.

Ma conosci davvero il significato del termine Inbound Marketing? E quale differenza esiste tra Inbound, Outbound e Content Marketing? Luca De Berardinis, Consulente Inbound Marketing di Argoserv e docente del Master in Digital Marketing (Formula Online + Digital Factory) in partenza ad ottobre, risponde alle nostre domande sull’Inbound Marketing e sulla SEO, andando ad esplorare vari argomenti tra cui Analytics e l’approccio Agile.

luca de berardinis consulente SEO

Qual è la definizione maggiormente efficace di Inbound Marketing per un profano?

Una delle definizioni che mi piace dare di Inbound Marketing è la seguente: l’Inbound Marketing è l’insieme delle tecniche e delle strategie del marketing digitale che, attraverso quattro fasi ben precise, ci permette di individuare persone che non conoscono ancora il nostro brand e di trasformarle in clienti e promotori spontanei della nostra attività.

Il metodo Inbound è la risposta migliore al cosiddetto permission marketing, ovvero quella nuova forma di marketing che consente ad un’azienda di farsi trovare dai clienti quando questi ne hanno reale ed effettivo bisogno.

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Potresti spiegare le differenze tra Inbound Marketing, Outbound Marketing e Content Marketing?

L’Outbound Marketing è l’esatto contrario dell’Inbound che ho descritto al punto (1). È la classica attività di marketing di tipo push, ovvero è l’azienda che va verso i suoi potenziali clienti attraverso l’interruzione dei loro momenti di vita quotidiani.

Esempio: spot televisivi durante la proiezione di film, passaggi radio durante la trasmissione di musica o programmi radiofonici, telefonate negli orari più improbabili a casa, volantinaggio etc etc.

Il Content Marketing è una delle attività che servono alla realizzazione del processo di inbound, soprattutto nella prima fase, quella che riguarda la SEO. Anche se molte aziende investono ancora nell’Outbound Marketing, c’è da dire che l’Inbound è un sistema mediamente più efficace in quanto non invasivo, anzi permissivo.

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Secondo la tua esperienza, quali sono i business in cui l’Inbound Marketing produce i risultati migliori?

Secondo me l’Inbound Marketing produce ottimi risultati per tutti i settori di business, ma soprattutto dove è possibile studiare bene le persone a cui si rivolge la comunicazione. Lo studio delle buyer personas è, in generale, un’attività indispensabile per l’efficacia di qualsiasi campagna di marketing.

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Vi sono differenze sostanziali tra il peso di una corretta strategia SEO per business esclusivamente offline e business (quasi) esclusivamente online?

Secondo me ogni business che si definisce offline o quasi esclusivamente offline è sicuramente un terreno inesplorato o parzialmente tale per il quale la SEO può giocare un ruolo importantissimo. Anzi, forse proprio perché è offline, ha una ragion d’essere anche online. È un po’ come dire che un negozio fisico non può ottenere clienti da canali online.

L’info-commerce è una pratica che potremmo definire vecchia ma ancora attualissima. Molte persone tendono ad informarsi online prima di acquistare offline.

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Qual è l’errore più deleterio che si possa commettere nella realizzazione di una strategia SEO?

L’errore più deleterio nella SEO come in qualsiasi strategia di marketing è quello di iniziare a “fare” prima ancora di aver studiato correttamente e approfonditamente il mercato e le persone che lo popolano.

Esempio: supponiamo di voler promuovere su Google un ristorante che si rivolge principalmente a vegani. Bene se non studio correttamente le abitudini alimentari e la filosofia di vita di chi ha abbracciato il veganismo, rischio di proporre contenuti e messaggi non esattamente in linea con le aspettative dei miei potenziali clienti. È come proporre una frittata ad un vegano, solo perché non contiene carne.

È un errore di strategia che può avere effetti negativi sulle scelte che faremo a livello di architettura dei contenuti, a livello di ottimizzazione delle meta informazioni e a livello dei contenuti proposti.

Luca De Berardinis è docente del Master in Digital Marketing,
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