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Tips per costruire una strategia di Social Media Advertising di successo nel 2020

Tips per costruire una strategia di Social Media Advertising di successo nel 2020

Francesco Colicci, Head of Advertising in Hootsuite/AdEspresso e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, ci spiega da dove cominciare per realizzare una strategia di advertising sui social, tenendo sempre presente che non sono solo gli annunci a fare la differenza ma l’intero ecosistema creato.

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Social media advertising

Nel contesto attuale dei Social Media la concorrenza è spietata. Ogni business sta spendendo sempre di più per farsi notare e, con i costi di acquisizione in aumento del 73% nei prossimi cinque anni, emergere e distinguersi diventerà sempre più complesso.

Una buona strategia di Social Media Advertising è uno dei migliori strumenti che hai a disposizione per aiutare il tuo brand a emergere in un contesto sempre più competitivo.

In questo articolo troverai alcuni consigli utili a definire la tua Social Media Advertising Strategy e a renderla il più impattante possibile sul tuo business, ma prima, è necessario fare una premessa.

Il successo di una strategia di adv non dipende soltanto dall’attività di adv propriamente intesa e cioè da quanto siamo tecnicamente bravi a creare e combinare tra loro ads sui social, ma dipende anche da fattori esterni ma connessi all’adv dall’ecosistema e dall’infrastruttura che abbiamo creato.

È utopistico pensare di generare buoni risultati con l’adv, creando campagne che rimandano ad una landing page non ottimizzata, ad esempio, o utilizzando contenuto di scarso valore o senza avere creato dei validi incentivi e magnet o senza utilizzare funnel che convertano.

L’advertising è l’attività che ti permette di dare una spinta a prodotti o servizi supportati da un ecosistema e una infrastruttura solidi, che funzionano e che stanno in piedi.

Vi sono dunque alcuni fattori esterni all’adv che ne determinano il successo o l’insuccesso – sono peraltro gli stessi fattori che anche io in AdEspresso/Hootsuite valuto nella fase di selezione dei clienti da inserire nei nostri programmi di managed services.

Quali sono questi fattori? Eccone qualche esempio:

– Il contenuto, la content strategy – Il contenuto che stiamo utilizzando è di valore? Esiste una content strategy organizzata e flessibile?
– Il sito web, le landing page, i funnel – sono ottimizzati? funzionano bene?
– Incentivi e magnet – Esistono dei validi incentivi e magnet a supporto dei tuoi ads?
– Esiste una community intorno al brand?
– Price point (low ticket, high ticket) – Il tuo prodotto/servizio è di valore? E il prezzo di vendita è ok per i social?

Fatta questa premessa, purtroppo devo darti una brutta notizia: la strategia perfetta non esiste e non esiste nessuna formula magica!

La buona notizia però è che esistono alcune azioni che possiamo implementare, alcune accortezze che possiamo avere, un approccio e un metodo che possiamo seguire, che possono permetterci di fare bene.

Ho provato a riassumere alcuni consigli, senza un ordine, per rendere la tua Social Media Advertising Strategy di successo.

come fare Social media adv

1. L’analisi del contesto è fondamentale

Prima ancora di definire una strategia adv, assume un ruolo importante l’analisi del mercato e del contesto. È fondamentale rivolgere il proprio sguardo al social media landscape attorno al proprio business per capire come generare l’impatto migliore, che tipo di contenuto funziona meglio, su quali canali, verso quali audience.

In questa attività ti aiuteranno due cose:

1. capire quali sono i competitor principali su un mercato di riferimento
2. capire cosa fanno i competitor sui social media

Individuati i principali competitor, dovrai porti alcune domande nei loro confronti:

– A quale audience si rivolgono?
– Che tipo di contenuti e formati utilizzano, quali funzionano di più?
– Quali canali social utilizzano?
– Qual’è la frequenza di pubblicazione dei contenuti?
– Quanti hashtag utilizzano?
– Qual’è l’engagement rate?
– È possibile raggruppare i contenuti in categorie?
– Che tipo di tone of voice utilizzano?
– Che campagne hanno attive al momento?

Le risposte a queste domande ti permetteranno di capire da un lato dove si trova la tua target audience, su quali canali, dall’altro quali sono i contenuti che funzionano di più e se ci sono spazi in cui il tuo business può fare meglio.

2. Content Strategy e attività organica social

Una buona strategia di Social Media advertising non può prescindere da una solida attività organica social alla base.

Un ruolo determinante nel successo di una strategia di adv è giocato dalla content strategy e dall’attività di pubblicazione organica sui canali social organizzata in un piano editoriale flessibile e ottimizzato.

Prima di pensare ad una strategia di Social Media adv devi essere sicuro di avere in piedi una content strategy e un piano editoriale social che preveda una calendarizzazione della pubblicazione dei contenuti di valore sui diversi canali.

Ricorda che oggi il valore del quel contenuto è anche inteso come valore del contenuto su un dato canale social.

Devi essere bravo a saper declinare lo stesso contenuto in modalità e con tone of voice diversi a seconda del canale social sul quale hai intenzione di veicolarlo.

segreti per Social media advertising

3. Contenuto di valore e lead magnet

Accertati che i contenuti che utilizzi all’interno delle varie fasi della tua strategia siano di valore e cioè che il fruitore di quei contenuti si porti a casa un valore aggiunto dalla fruizione degli stessi indipendentemente dal fatto che acquisterà o meno i tuoi prodotti/servizi.

Inoltre, preparati ad offrire gratuitamente quei contenuti.

Utilizza il contenuto di valore per creare lead magnet, cioè incentivi per massimizzare il numero di conversioni.

Offri gratuitamente i tuoi contenuti di valore in cambio di contatti da potenziali clienti ad esempio: ‘Inserisci qui la tua mail per scaricare gratuitamente la guida alla creazione di una strategia di adv di successo’.

4. Definisci gli obiettivi dei Social Media Ads

Non è possibile definire una strategia di adv senza aver prima definito quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere. È abbastanza comune trovarsi di fronte ad aziende che nonostante spendano budget importanti in adv, non hanno chiari a mente gli obiettivi da raggiungere.

È importante definire l’obiettivo finale – vendere un prodotto o generare leads ad esempio – ed è altrettanto importante definire gli obiettivi intermedi per raggiungerlo – generare awareness ed engagement su determinati contenuti ad esempio.

Generare un acquisto inteso come obiettivo finale, è la fine di un percorso (customer journey) in cui avrai portato l’utente dal punto A al punto B passando per gli obiettivi intermedi A1, A2, A3 etc.

Il metodo SMART può aiutarti a definire i tuoi obiettivi.

I tuoi obiettivi dovranno essere: Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time bound.

Se il tuo obiettivo è ad esempio incrementare il numero di lead mensili da 100 a 150 entro il Q4 del 2020, utilizzando il metodo SMART avremo:

– Specific: Devi definire la metrica esatta che vuoi cambiare (numero di lead) e di quanto vogliamo cambiarla (da 100 a 150)
– Measurable: Il numero delle leads è ovviamente tracciato e misurato dalle piattaforme di adv
– Achievable: Incrementare il numero di leads mensili da 100 a 150 entro il Q4 del 2020 è un obiettivo raggiungibile
– Relevant: Più leads (di qualità) significano più revenue
– Time bound: Entro il Q4 del 2020

Questo framework può essere applicato a qualsiasi tipologia di obiettivo ti poni.

trucchi social media advertising

5. Definisci la tua audience e crea segmenti

Se non stai targetizzando le persone giuste, i tuoi contenuti non risulteranno interessanti, l’engagement rate calerà a picco e il tuo duro lavoro sarà sprecato.

È fondamentale definire e segmentare in maniera specifica l’audience che vuoi targetizzare in ogni campagna che creerai all’interno della strategia adv.

Raggruppa le tue audience in queste categorie e accertati di utilizzarle tutte:

– Utenti che non hanno ancora avuto a che fare con il tuo business – non hanno mai guardato un tuo video, interagito con un tuo contenuto o visitato il tuo sito web ad esempio. Cold Audience
– Utenti che hanno già avuto a che fare con il tuo business e hanno mostrato interesse ma che non hanno acquistato un tuo prodotto/servizio. Warm Audience
– Utenti che hanno già acquistato un tuo prodotto. Clients
– Utenti che acquistano i tuoi prodotti in maniera ricorrente. Loyal clients

È fondamentale avere bene a mente questa segmentazione perché in fase di creazione di una strategia di adv, dovrai essere sicuro di utilizzare tutti i segmenti e di non escludere nessun utente dalla tua strategia.

6. Cold Audience

Assicurati di creare campagne verso audience che non ti conoscono o che non hanno ancora mai visitato il tuo sito web o non ha mai interagito con il tuo business (Cold Audience).

È fondamentale avere delle campagne evergreen sempre attive che garantiscano una fonte costante di traffico di utenti nuovi ogni giorno.

Il tone of voice e il tuo approccio comunicativo sarà molto soft (e non pushy come nel retargeting) e più orientato all’awareness del tuo brand, di un prodotto/servizio o di un contenuto.

Non puoi pensare di generare delle conversioni immediatamente da questi utenti, ma il tuo obiettivo in questa fase sarà far conoscere la tua azienda, i tuoi prodotti/servizi a più utenti possibile e raccogliere dati (traffico sul sito web ad esempio) che utilizzerai nelle campagne di retargeting.

7. No retargeting no conversion

Impossibile pensare ad una strategia che non includa campagne di retargeting.

Il retargeting ti consente di mostrare le inserzioni e i tuoi contenuti a utenti che conoscono il tuo brand o hanno compiuto una o più azioni nei confronti del tuo business (es. hanno guardato un tuo video, interagito con un tuo contenuto o visitato il tuo sito web).

Nelle campagne di retargeting utilizzerai i dati che stai raccogliendo dalle campagne verso utenti freddi per (ri)targetizzare utenti che hanno mostrato interesse verso il tuo prodotto o servizio, che hanno visitato il tuo sito web, si sono avvicinati all’azione finale ma non l’hanno compiuta (hanno aggiunto al carrello ma non hanno acquistato ad esempio).

Il tuo obiettivo in questa fase sarà generare conversioni da utenti che hanno già mostrato interesse ma non hanno ancora convertito, utilizzando un approccio comunicativo e un tone of voice molto più pushy e diretto, orientato alla conversione invece che all’awareness/engagement.

8. Utenti che hanno già convertito

È fondamentale creare campagne di retargeting specifiche verso gli utenti che hanno già convertito con l’obiettivo di generare ulteriori conversioni, utilizzando ad esempio, offerte e incentivi speciali fruibili solo da chi ha già convertito.

16 trucchi per il Social media advertising

9. Definisci i tuoi KPIs

Ora che hai definito i tuoi obiettivi e hai capito quale audience utilizzare, è il momento di capire come tracciare il tuo ROAS è cioè il tuo ritorno sulla spesa pubblicitaria.

I Key Performance Indicators (KPIs) sono la chiave per tracciare il tuo ROAS sulle campagne Social, il loro scopo è quello di permetterti di valutare il progredire del tuo business verso i tuoi obiettivi.

Una strategia di Social Media Adv deve includere necessariamente l’individuazione dei principali KPIs e cioè delle principali metriche che devi monitorare per capire come stai andando in relazione agli obiettivi che ti sei posto.

Se il tuo obiettivo è generare awareness ad esempio, tra le principali metriche dovrai monitorare le impression, la reach, il traffico, le views. Se il tuo obiettivo è generare lead invece, le principali metriche che utilizzerai saranno il numero di lead generate e il CPL.

10. Split testing a tutti i livelli

Testare è tutto, lo sappiamo bene, ma ce lo dobbiamo ricordare. Devi ricordarti di testare il più possibile all’interno della tua strategia dando delle priorità agli elementi da testare.

Lo split test può essere applicato quasi a qualsiasi cosa: obiettivi di campagna, creatività, target, email, landing page, titoli di blog post etc. e uno split test accurato può portare risultati enormi, fino a dieci volte migliori.

11. Traccia ogni azione

Il tracciamento è fondamentale perché ti permette da un lato di misurare, di capire e valutare l’efficienza della strategia adv e dall’altro di utilizzare i dati che stai generando per generare risultati migliori, per ottimizzare.

Ancora prima di creare campagne adv devi essere sicuro di avere implementato tutti gli strumenti di tracciamento e di essere in grado di tracciare i risultati che le campagne genereranno.

Se per esempio crei Facebook ads devi accertarti che il pixel e gli eventi siano correttamente implementati sul tuo sito web/landing page di atterraggio e che tutta l’attività all’interno dei tuoi funnel sia tracciabile.

Utilizzerai l’SDK per tracciare tutto quello che succede all’interno della tua App.

Solo quando il processo di setup dei sistemi di tracking sarà completato, potrai lanciare le tue prime campagne.

social media ads

12. Performance Analysis & Optimization

L’analisi e il monitoraggio costante dei risultati di ogni singola campagna e della performance della tua strategia prima, e l’ottimizzazione sulla base dei risultati poi, sono attività necessarie.

In questa fase il primo obiettivo sarà capire, analizzando i dati, su cosa devi concentrare i tuoi sforzi e cosa devi migliorare e il secondo sarà intraprendere delle azioni di ottimizzazione.

Dopo aver capito cosa funziona e cosa no, concentrerai il tuo effort su ciò che funziona meglio, allocando più budget ai migliori ads oppure alle migliori campagne oppure investendo di più sulla produzione di una tipologia di contenuto rispetto ad un altro.

13. Crea nuovi elementi in linea con i best performing

Dopo aver capito dove allocare più budget, effort ed energie, dovrai concentrarti sulla creazione di nuovi contenuti e ads, simili a quelli che hanno performato meglio.

Occhio, questo non significa riciclare idee di continuo, significa creare nuovi contenuti o nuove campagne in linea con i best performing mantenendo sempre alto il fattore dell’innovatività e della creatività.

Le migliori strategie di Social Media Adv non sono statiche. Man mano che il tuo business cresce, i tuoi obiettivi si evolveranno e la tua strategia dovrà adattarsi per continuare ad essere rilevante.

14. Interattività e creatività disruptive

Le piattaforme social oggi premiano sempre di più contenuti originali e ingaggianti e questo è comprensibile ed è perfettamente in linea con gli obiettivi delle piattaforme stesse: migliorare la UX e far restare gli utenti il più tempo possibile all’interno delle piattaforme.

Creatività originale e contenuti interattivi sono valori che devono guidarti nella definizione della tua strategia di Social Media adv.

Utilizza contenuti/formati interattivi e ingaggianti e utilizza creatività dirompenti e disruptive rispetto a quelle dei tuoi competitor.

Studiare quello che fanno i tuoi competitor su mercati esteri può aiutarti in questo.

15. Dialogo diretto e automation

Creare conversazioni dirette e veloci con gli utenti nel 2020 è importante.

Gli utenti sono sempre più alla ricerca di dialoghi privati e diretti con le aziende, muoviti in questo senso.

Utilizza/testa tipologie di campagne che permettono agli utenti di iniziare conversazioni dirette con il tuo business (obiettivo di campagna messaggi su Facebook ad esempio).

Utilizza bot e strumenti di automazione per aiutare il tuo business a gestire le conversazioni.

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16. Occhio ai periodi di massima competition nel Social Media Advertising

Ci sono alcuni periodi dell’anno come il Black Friday, il Cyber Monday, il periodo natalizio, in cui la concorrenza su Facebook è ancora più spietata e la strategia che ha funzionato perfettamente fino a quei momenti, facilmente performerà peggio del solito.

Esistono una serie di accortezze da seguire in questi periodi specifici, tra le quali:

– Pianificare le tue campagne con anticipo per essere sicuro che vengano approvate, il tempo è poco e non puoi permetterti ritardi
– Utilizzare posizionamenti diversi e ulteriori rispetto a quelli che usi di solito
– Creare i pubblici personalizzati in anticipo
– Creare offerte convincenti
– Verificare in anticipo che i contenuti multimediali che vuoi utilizzare nelle campagne siano compliant alle ads policy delle piattaforme social che vuoi utilizzare

In conclusione, la formula magica per creare una strategia perfetta non esiste, e non esiste nulla che non possa essere migliorabile.

Creare una guida definitiva che step by step porti la tua strategia di Social Media Advertising al successo è un’utopia, ma esistono un metodo, delle buone pratiche e delle accortezze che possono aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

Ricordati, come premesso all’inizio, che l’advertiser oggi deve avere una visione sempre più a 360 gradi, e prestare particolare attenzione a tutto l’ecosistema e l’infrastruttura a supporto delle campagne e della strategia.

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Credits: Depositphotos #44126603 – #196846302 – #106969408 – #47895473 – #27640547 – #64467007 – #77511384 – #109042124

YouTube Content Strategy: come diventare la rockstar dei video e fare monetizzazione

YouTube Content Strategy: come diventare la rockstar dei video e fare monetizzazione

Edoardo Scognamiglio, Video Marketing Expert e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, ci spiega da dove partire per costruire una strategia di contenuto su YouTube, per trasformare la propria presenza sulla piattaforma in un importante asset di business.

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Per parlare di Content Strategy su YouTube dobbiamo parlare più in generale di Video Marketing Strategy.

Partiamo infatti dal presupposto che le piattaforme nascono e muoiono continuamente e non potrei parlare di Video Marketing parlando esclusivamente del social del momento, TikTok ad esempio. In ottica di strategia però possiamo guardare ad alcuni trend importanti.

youtube content strategy

I video vanno inseriti in una strategia di marketing complessiva

Sempre più aziende oggi capiscono che fare video è importante, ma se fino a qualche anno fa già fare video metteva in una posizione di vantaggio rispetto agli altri, in questo momento non è più un elemento di differenziazione. Per questo oggi si parla di video strategy come una pianificazione anche dal punto di vista del progetto, per capire durante l’anno quanti video saranno prodotti e di quale tipologia. Non si tratta semplicemente di piano editoriale video, ma di guardare in quali momenti, nel piano di marketing complessivo di un’azienda, i video diventano cruciali e fondamentali.

Perché fare un video ogni tanto per una campagna si può fare e può dare un boost, ma è un concetto che ha un po’ le gambe corte. Il rischio è quello di investire tanto per un contenuto che non si ottimizza nel tempo.

Al contrario, se il video è importante nella strategia complessiva, va capito in che modo inserirlo nella comunicazione con stili, obiettivi e funzioni diverse.

monetizzare con YouTube Content Strategy

Video serie vs video one shot

Parlando di YouTube Content Strategy c’è anche un secondo trend da tenere presente. Oggi il concetto è quello di puntare su progetti seriali di video, da cui poi poter tradurre tutto il resto. In pratica, invece di partire dal contenuto frammentato e semplice, si parte da un contenuto più ricco per poi tirar fuori tutto il resto; invece di pensare, “anche oggi devo pubblicare per forza un video su YouTube”, si fa un ragionamento inverso e si pensa a una serie, che è un po’ come uno show, in cui si dà agli utenti la massima esperienza possibile.

Per farlo si possono prendere i meccanismi narrativi della televisione, come il talent, il factual e così via, con montaggi anche più estesi. Se dai alle persone un contenuto e un motivo per stare più tempo con te, saranno portate a farlo, non saranno spaventate dalla durata.

In generale, se vogliamo analizzare un canale di un brand per capire se si sta muovendo nel modo giusto, al di là dei tecnicismi, del numero di visualizzazioni o del numero di video, ci sono delle metriche fornite proprio da YouTube.

Il punto di partenza è il modello delle 3 H. C’è stato un momento, infatti, nel quale era chiaro alle aziende che YouTube era un’opportunità, ma non erano altrettanto chiare le strategie per usarlo nel modo corretto. Google quindi ha spiegato come muoversi in una video strategy.

Le 3 H corrispondono a tre tipologie di video che devono esserci in una strategia video:

– Hero: sono video brevi, ad alto intrattenimento e alta notiziabilità, pubblicati poche volte l’anno verso un pubblico ampio. Vanno lanciati in genere per aprire una campagna. Sono molto complessi da progettare e da produrre

– Hub: sono video seriali che ti permettono di costruire il tuo pubblico. Per capire di cosa si tratta basta pensare a qualsiasi canale di uno youtuber. Si tratta di un format settimana dopo settimana, a puntate.

– Help: sono video funzionali, insegnano qualcosa, spiegano chi sei, quello che fai, chi sono i tuoi clienti, e sono utili per convertire o comunque per risolvere un problema. Non per forza seguono un’ottica di frequenza, ma rispondono comunque a una domanda.

L’ecosistema di queste tipologie di video consente di puntare su un canale e coprire tutte le aree di intervento.

ottimizzare i formati su Youtube

Formato, taglio e durata ideali per YouTube

Oggi c’è un po’ di ansia rispetto a questi fattori dei video, perché ogni volta che nasce un nuovo social network e c’è un nuovo trend sembra che cambino le carte in tavola.

Il momento storico in cui troviamo ci permette di essere originali non solo nel contenuto ma anche nel taglio, nel formato e nella durata.

Oggi siamo abituati a fruire di un tipo di narrazione video seriale, fatta di puntate, come quella di Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ e così via, fatta di appuntamenti con una durata “da divano”, quindi da 20, 50 minuti, un’ora.

Poi ci sono sempre più aziende che scelgono di fare video nello stesso modo, per entrare nel palinsesto delle persone nel resto della giornata.
Parliamo infatti di YouTube, una piattaforma in cui le persone cercano video, non solo per risolvere un problema, ma anche per intrattenersi e sono disponibili anche a rimanere più tempo a guardare un filmato.

Aziende molto lungimiranti fanno sia contenuti video brevi, da smartphone, sia contenuti più lunghi, che si allontano dall’ottica dello spot, ma parlano ai clienti attraverso contenuti video interessanti per loro.

Il concetto di fondo è creare una relazione con le persone nel lungo periodo, creando una fiducia che renderà più semplice la vendita nel momento commerciale successivo, magari su un’altra piattaforma.

Il consiglio nel progettare un canale di YouTube è quello di non avere l’ansia e la fretta di fare contenuti troppo brevi (così come non si dovrebbe diluire a tutti i costi un contenuto che potrebbe funzionare durando poco), ma pensare al rapporto che si crea con il pubblico.

Più tempo passerai con il tuo pubblico e più sarà semplice entrare in relazione. Anche nel progettare i contenuti, pensa al tuo pubblico, ai suoi interessi, alle sue passioni, ai suoi problemi.

gestire i contenuti su Youtube

La monetizzazione su YouTube

Un’ottima video strategy può consentire anche di monetizzare direttamente da YouTube. Questo è ciò che accade ad esempio nel caso degli YouTuber, o comunque dei creator.

Per guadagnare su YouTube, è necessario innanzitutto che la tua domanda di adesione al Programma partner di YouTube (YPP) venga accettata. Ci sono alcuni requisiti che bisogna soddisfare per fare domanda a questo programma. Prima di tutto, trovarsi in uno dei paesi ammissibili.

Inoltre, tra gli altri requisiti per aderire al Programma Partner:

– il canale deve aver ricevuto 4.000 ore di tempo di visione negli ultimi 12 mesi
– deve avere almeno 1.000 abbonati

Parte della monetizzazione deriva infatti direttamente da YouTube, che premia i propri creator in base al numero di visualizzazioni che riescono a raggiungere: più persone seguono il canale, più pubblicità targettizzata riuscirà a vendere YouTube a quel pubblico. Una parte degli introiti sono divisi con l’autore dei contenuti.

L’altra variabile di guadagno, la più rilevante, deriva invece dalla collaborazione diretta con le aziende attraverso product placement o branded content. Ma anche da attività offline attraverso la partecipazione ad eventi.

In ogni caso, però, sia che si utilizzi YouTube come azienda, per promuovere il brand o i prodotti e per creare relazioni durature con il proprio pubblico, sia che lo si utilizzi in ottica di monetizzazione, il segreto per diventare una YouTube Rockstar è quello di partire da una video strategy chiara e che ragioni attraverso format e pianificazione.

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Credits: Depositphotos #91464078 – #65177259 – #219004496 – #237851242 – #251676398 – #219005616

Consigli, strategie e best practice per fare marketing con il tuo business su YouTube

Consigli, strategie e best practice per fare marketing con il tuo business su YouTube

Nonostante l’avvento di tante piattaforme social, YouTube resta un canale indispensabile per le aziende che vogliono utilizzare il content marketing come leva strategica del proprio business. Emergere, tuttavia, non è semplice: con più di 50 milioni di creator che popolano la piattaforma, gli utenti possono trovarsi spaesati e non riuscire a raggiungere i tuoi contenuti.

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Consigli per far decollare il tuo account YouTube

Come strutturare quindi una strategia di marketing vincente su YouTube e ampliare visibilità dei video del tuo business? Vediamo insieme alcune best practice.

fare marketing su Youtube

Crea un canale business su Youtube

Per prima cosa, crea un account business su YouTube. Soprattutto se hai un team strutturato, è importante differenziare gli accessi e creare un account aziendale ti permetterà di autorizzare più account Google ad accedere alla piattaforma senza dover gestire tutto con un unico accesso.

Personalizza il tuo canale YouTube

Proprio come il tuo sito internet, personalizza con la tua immagine aziendale il tuo canale YouTube. Rendilo visivamente attraente con copertina (2560 x 1440 pixel, massimo 2 mb) e immagine del profilo personalizzata, e non trascurare i collegamenti al tuo sito web e agli altri canali social.

Non dimenticare di aggiungere una biografia ricca di parole chiave e una descrizione di quello che gli utenti devono aspettarsi dal tuo canale, cerca di incuriosire il pubblico e invitalo a seguire il canale per non perdersi nessun aggiornamento.

Se sei in contatto con altri YouTuber o vuoi promuovere altri canali, puoi farlo aggiungendo un elenco di canali in primo piano direttamente sul tuo profilo. Questo aggiungerà valore alla tua pagina dando agli utenti un facile accesso ad altre risorse a cui potrebbero essere interessati. 

Studia il tuo pubblico

Come ogni social media, anche su YouTube è importante riuscire a creare una community di appassionati che segua il tuo canale con interesse e aspetti con ansia il prossimo video. Attraverso il canale aziendale, puoi accedere alle statistiche dei tuoi video: qui puoi scoprire dati come il numero di visualizzazioni o il tempo medio di visualizzazione, ma anche importanti dati demografici degli spettatori del tuo canale.

Questo ti aiuterà a delineare sempre meglio il profilo degli utenti da raggiungere, per creare contenuti interessanti per loro. Cerca ad esempio di rispondere a queste domande: i miei contenuti sono adatti all’età dei miei spettatori? Quando e da dove vengono visualizzati i miei video? Quale genere o format appassiona di più la mia community?

Anche una volta strutturata la strategia iniziale, non perdere l’abitudine di monitorare gli insight per capire se il tuo pubblico rimane costante o, crescendo, modifica le sue caratteristiche. 

Un altro modo per comprendere meglio il tuo pubblico è quello di leggere e gestire sempre i commenti sotto i video. Lì troverai idee, spunti, suggerimenti e critiche preziose da parte dei tuoi spettatori più attivi.

far crescere il canale Youtube

Studia i canali YouTube dei tuoi competitor

Anche su YouTube, è importante individuare quali sono i canali concorrenti che potrebbero intercettare il tuo pubblico e soddisfarlo con i propri video. Questa operazione, può aiutarti non solo ad anticipare i desideri del tuo target, ma anche a scoprire quali video hanno ottenuto più visualizzazioni, così da poter prendere spunto per creare format che possano essere interessanti per la tua nicchia. 

Guardare i video pubblicati dai tuoi competitor può aiutarti anche a conoscere meglio il pubblico che avete in comune, ad esempio leggendo i commenti che gli utenti lasciano sugli altri canali, ma anche a capire se i tuoi concorrenti stanno facendo advertising o quali parole chiave stanno utilizzando nelle descrizioni per indicizzare i video. 

Studia i canali più in voga del momento

Anche se non sono tuoi competitor o se non condividete lo stesso segmento di pubblico, studiare i canali di tendenza e i principali influencer di YouTube può aiutarti a trovare nuove strategie da applicare al tuo canale.

Guarda ad esempio quali tecniche usano per aumentare le visualizzazioni o favorire l’iscrizione ai loro canali e in che modo interagiscono con la loro community: non avere paura a sperimentare le stesse strategie, sulla più famosa delle piattaforme video è importante testare nuovi format video costantemente!

Consigli per migliorare i tuoi video Youtube

il marketing su YouTube

Dopo aver personalizzato il canale e studiato la tua audience, è importante cominciare a curare i contenuti che pubblichi. I video infatti devono essere di qualità, ma anche essere aiutati dall’ottimizzazione SEO all’interno di YouTube. Vediamo insieme qualche consiglio per far emergere i tuoi video sulla piattaforma. 

Carica regolarmente i tuoi video

Se vuoi che il pubblico si affezioni al tuo canale YouTube come se fosse un canale televisivo, rendilo il più simile possibile alle esperienze che gli utenti hanno davanti alla tv.

Crea quindi il tuo palinsesto: pubblica con regolarità e a intervalli regolari. Comunica sempre ai tuoi utenti quando uscirà il prossimo video e mantieni la promessa. Per questo può esserti utile la funzione di programmazione contenuta all’interno della sezione di YouTube Creator Studio.

Oltre a rispettare il giorno di uscita dei tuoi video, cerca di creare dei format che possano funzionare come degli episodi, collegati l’uno all’altro. In questo modo, anche chi si collegherà più avanti nel tempo sarà incuriosito e vorrà andare a rivedere anche le puntate precedenti.

Cerca inoltre di avere sempre qualche video “B” pronto da pubblicare qualora la tua programmazione regolare saltasse, in questo modo non lascerai mai il tuo pubblico senza contenuti!

Non superare la durata di 5 minuti (almeno per iniziare)

Quando realizzi un contenuto per YouTube, cerca di non superare la durata di 5 minuti a video. Anche se video più lunghi significano maggiore durata sul tuo contenuto con notevoli benefici da un punto di vista SEO, non dimenticare che la cosa più importante è avere utenti interessati al tuo video, interessati tanto da guardarlo fino alla fine.

Per iniziare quindi è consigliabile fare video brevi che possano lasciare negli utenti la curiosità di guardare il successivo, e solo successivamente testare il numero di visualizzazioni in base alla durata per cercare di capire quali format e da quanti minuti riescono a coinvolgere meglio il tuo pubblico.

Ricordati comunque che i primi 15 secondi dei tuoi video sono fondamentali per attirare l’attenzione, cerca quindi di iniziare il video con una curiosità o un quesito la cui risposta sarà svelata solo alla fine, cerca di trovare da subito una interazione con il pubblico attraverso domande o inviti all’azione. 

Inserisci delle Call to Action nei tuoi video YouTube

Cerca di coinvolgere i tuoi spettatori utilizzando gli inviti all’azione, in base agli obiettivi che hai.

Vuoi ottenere più mi piace? Chiedi di dare un feedback ai video grazie ai bottoni di like o dislike. Vuoi avere più iscritti al canale? Ricordalo alla fine di ogni video. Cerchi di vendere attraverso il tuo sito web? Comunica ai tuoi utenti di controllare la descrizione del video e inserisci i link al tuo eCommerce!

Per aggiungere call to action al tuo contenuto, oltre a chiederlo verbalmente alla fine di ogni video, puoi inserire delle card o dei watermarks in sovraimpressione al video: questi creano interruzioni minime all’esperienza visiva, ma facilitano i click degli utenti verso il sito web, un altro video o il tuo canale.

fare marketing su YouTube

Non trascurare il titolo del tuo video

Anche se hai creato un video bello, utile ed interessante, il tuo problema principale sarà quello di mostrarlo agli utenti, e convincerli con un solo sguardo a fare click. Per questo non devi mai sottovalutare il titolo dei tuoi video su YouTube. Ricordati di:

– renderlo accattivante con le giuste parole chiave che possano non solo indicizzare il contenuto sulla piattaforma, ma anche far capire ai tuoi spettatori cosa aspettarsi dal tuo contenuto;

– anche se hai a disposizione fino a 70 caratteri per il titolo del tuo video, cerca di usarne meno di 60, in questo modo gli spettatori potranno vedere il titolo intero da ogni dispositivo anche sulle pagine di ricerca;

– creare titoli descrittivi per incuriosire gli utenti, aiutandoli a interpretare il contenuto. Non creare titoli clickbait, ma impegnati a rendere il tuo titolo pertinente all’argomento del video;

– provare a rispondere a un bisogno, a una domanda, attraverso il titolo. Se riuscirai a usare parole che corrispondono a termini di ricerca comuni, riuscirai a intercettare i dubbi e le curiosità degli utenti, che arriveranno facilmente sul tuo video.

Crea miniature impeccabili

Quando carichi un video, puoi scegliere un’immagine o un fotogramma come copertina del tuo video. Queste sono chiamate miniature, e sono come il titolo fondamentali: donano riconoscibilità al canale e ti aiutano a ricevere click da parte degli utenti. Possono essere coordinate al titolo, oppure aggiungere elementi descrittivi che possano spiegare ancora meglio il contenuto del video a chi lo guarda. Cerca di creare delle miniature che possano far chiedere agli utenti: cosa succederà dopo?

Qualche consiglio:

– utilizza dimensioni 1280*720 o 1920*1080, più piccole potrebbero essere compresse e apparire sfocate

– usa solo immagini di alta qualità

– utilizza delle scritte, come ad esempio una parola chiave o lo stesso titolo, sulla tua miniatura

– utilizza formati jpg, png, gif, bmp o tif

– usa le proporzioni 16:9

– cerca di includere foto o frame di volti o di occhi

– mantieni sempre una coerenza con tutte le miniature dei tuoi video, per dare identità al canale e aumentare la riconoscibilità del tuo brand

Scrivi una descrizione

Sotto ogni contenuto, non dimenticare di aggiungere una descrizione che spieghi l’argomento del video e che contenga i principali riferimenti web al tuo sito e ai tuoi social. Spesso nelle descrizioni sono contenuti anche link di approfondimento, come ad esempio le fonti che hai citato nel video o le pagine eCommerce dei prodotti che mostri.

Una volta scelte le parole chiave che hai inserito anche nel titolo, inseriscile nella descrizione sia all’interno del testo, sia come hashtag (ricordati che puoi aggiungere massimo 15 hashtag per video). Hai fino a 5000 caratteri per completare la tua descrizione, ma probabilmente te ne basteranno meno!

Crea delle playlist

Quando hai un buon numero di contenuti all’interno del tuo canale, puoi cominciare a organizzarli in playlist. Se lo fai, alla fine di ogni video inizierà automaticamente la riproduzione di altri video della stessa playlist, mantenendo il pubblico più a lungo sul tuo canale e aumentando così i dati di visualizzazione.

Cerca di creare le playlist con una progressione logica e raggruppandole per argomenti pertinenti, in questo modo ci saranno più probabilità che gli utenti rimangano a guardare anche altri contenuti. Nelle playlist puoi inserire anche contenuti di altri canali, per dare un’esperienza completa a 360 gradi. 

Consigli per far crescere il tuo canale su YouTube

Una volta che hai creato il canale YouTube e i giusti contenuti, è importante farlo crescere.

Ecco alcuni accorgimenti che puoi applicare alla tua strategia.

segreti per far crescere il canale YouTube

Condividi i tuoi video

Per ottenere maggiori visualizzazioni, non dimenticare di condividere i tuoi video caricati su YouTube, sulle altre piattaforme social. Non limitarti a Facebook: puoi inserire i tuoi video nell’Homepage del sito o sul tuo blog, e linkare il tuo canale nelle biografie delle principali piattaforme social.

Ricordati di Instagram: anche se non hai la funzione di Swipe Up attiva, disponibile solo per gli utenti con più di 10.000 follower, puoi sempre inserire un link nella tua bio.

Collabora con altri YouTuber

I video realizzati in collaborazione con altri creator stanno diventando sempre più popolari. Aiutano infatti entrambi i creatori di contenuti ad aumentare la propria audience, oltre ad essere sempre interessanti per il pubblico che guarda.

Ecco alcune idee che puoi utilizzare:

– il format dell’intervista doppia, se condividete la stessa nicchia di riferimento potrebbe essere interessante per i vostri fan ascoltare il punto di vista di ognuno;

– collabora anche con influencer molto popolari su altre piattaforme, come ad esempio persone con una community attiva su Instagram o TikTok;

– realizza video con esperti di settore che possano rispondere alle domande della tua community, su argomenti che non sai. Questo è un ottimo modo per stimolare anche il confronto e l’interazione con i tuoi follower;

– non sottovalutare l’idea di creare dei video in collaborazione con i tuoi migliori fan, può essere un bellissimo riconoscimento per loro e i contenuti UGC aiutano sempre a creare una community attiva.

cresci su Youtube

Crea contenuti di valore

Come per tutte le piattaforme, anche su YouTube è importantissimo sperimentare e capire quali strategie funzionano meglio per la tua community. Questo può essere più impegnativo rispetto, ad esempio, ad avere un blog i cui contenuti sono scritti: creare un video può infatti avere degli importanti costi di produzione e portare via molto tempo. Tuttavia è importante che anche attraverso il tuo canale YouTube tu non perda mai la tua identità: rimani coerente con i tuoi contenuti, senza aver paura di sperimentare nuovi format e chiedendo sempre l’interazione e le opinioni del tuo pubblico. 

Quello che è davvero importante, comunque, è non trascurare mai la qualità: avere contenuti interessanti rimane ancora la migliore strategia per crescere!

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Cosa ho imparato su LinkedIn e sulle aziende facendo l’arbitro di calcio

Cosa ho imparato su LinkedIn e sulle aziende facendo l’arbitro di calcio

Cristiano Carriero, Storyteller & Brand Journalist e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, ci spiega in che modo la sua passione e il suo hobby lo hanno aiutato a costruire una strategia anche nel mondo del lavoro, offrendoci alcuni utili consigli per costruire una presenza efficace su LinkedIn.

Vuoi sapere come utilizzare LinkedIn in modo strategico e quali sono gli errori da evitare?

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Quando facciamo dei colloqui di lavoro, uno degli argomenti che incuriosisce di più l’HR Manager di turno è quello relativo alle passioni. Ricordo che alle prima interviste rispondevo un po’ svogliato a questo tipo di domanda, come se la questione fosse di poco conto e io avessi già dato risposte esaurienti nei quesiti precedenti. Come se fosse una sorta di obbligo da espletare, dire che “sì, in fondo sono appassionato di viaggi, e poi mi piace la musica rock e il cinema d’essay”.

A volte mi capitava di non trovare dall’altra parte qualcuno che mi incalzasse con domande più approfondite e il discorso terminava lì. Tipo, mi sarebbe piaciuto ricevere domande come “Bene, le piace la musica. A quanti concerti è stato l’anno scorso? Quanti CD originali ha comprato? Ha un abbonamento premium a Spotify o simili?”. Confesso che avrei avuto una risposta pronta per ognuno di questi quesiti. E così oggi che le selezioni le faccio io, non resisto alla tentazione di chiedere al candidato che ama viaggiare qual è l’ultimo posto che ha visitato, con che budget, e se ha intenzione di tenere viva questa passione anche in tempi di crisi.

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Che gusto c’è a fare l’arbitro?

All’inizio non rispondevo mai che, per passione, facevo l’arbitro di calcio. Mi sembrava una cosa poco rilevante. Anzi mi sembrava come se stessi dicendo che siccome non ero bravo a giocare a calcio – di solito succede questo – avevo ripiegato su un hobby di secondo piano. Ma ho iniziato a mettere fortemente in dubbio questa mia teoria quando sempre più persone, HR Manager e non, mi chiedevano: “Ma chi te la fa fare a fare l’arbitro?”.

Nicola Rizzoli, designatore degli arbitri di Serie A e probabilmente uno dei tre arbitri italiani più famosi della storia del calcio (è tra i grandi che hanno diretto una finale di Coppa del Mondo con Gonnella e Collina), ha pubblicato un libro con un titolo molto simile. Si chiama “Che gusto c’è a fare l’arbitro”. In apertura dice una grandissima verità: “Tutti quelli che parlano di calcio hanno giocato a calcio almeno una volta nella vita, ma non tutti quelli che parlano di arbitri hanno provato mai ad arbitrare”. Collina usava invece una metafora ancora più colorita, ispanica: “Una cosa è parlare di tori, un’altra stare nell’arena”.

Una cosa è sapere di tori, un’altra stare nell’arena

Io nell’arena ci sono andato per la prima volta a 18 anni. Quel giorno ho capito che nel mondo degli adulti si saluta con una stretta di mano vigorosa ma non eccessiva. Che se la mano è indecisa, probabilmente andrà a rotoli la partita. Che se la voce trema mentre si fa l’appello nello spogliatoio, i giocatori capiranno che in campo potranno fare quello che gli pare. Ma che al tempo stesso non serve snaturarsi e alzare la voce per assumere un atteggiamento autoritario (che è diverso, e molto, da autorevole). Che la sera prima di una partita non conviene farsi vedere in giro per locali e, se si fa, si fa con discrezione, perché si è arbitri dentro e fuori dal campo. Che la puntualità è un dovere di tutti, ma per l’arbitro è un obbligo, così come il decoro. Che la responsabilità ha diverse forme, ma quella del far sì che “vinca il migliore” è una di quelle che presuppone la conoscenza del regolamento, una preparazione fisica adeguata e una concentrazione costante. E che l’educazione è la virtù più apprezzata, specialmente se supportata dalle doti di cui sopra, altrimenti è effimera.

linkedin

Preparare il terreno

Quando un HR manager mi chiedeva “Chi te la fa fare a fare l’arbitro” rispondevo tutto questo, scavando nel profondo, dove richiesto, su temi come la concentrazione, la conoscenza del regolamento e della preparazione. Raccontavo come approcciavo ad una gara, quanto fosse importante per me arrivare prima per concentrarmi, fare un giro sul terreno di gioco, studiare i nomi dei giocatori, capire chi potessero essere i leader, stringere la mano agli allenatori, studiare persino i colori giusti delle maglie (i frettolosi sbagliano spesso).

Ho iniziato a capire allora che ogni progetto andava approcciato così. Senza fretta, con la dovuta programmazione. Spegnendo il telefono se necessario, studiando il terreno, chiamando per nome i referenti, capendo le loro peculiarità (vogliono il “lei” o il “voi”? Preferiscono un confronto più formale e informale?)

Autorevole vs Autoritario

Oggi faccio l’arbitro solo per divertirmi. Non ho più velleità e ambizioni di carriera, anche perché mi sono dedicato (con discreto esito) ad altro. Ma la mia passione resta: tra i tanti viaggi che faccio per lavoro cerco sempre di fermarmi il sabato e la domenica per arbitrare una partita, per non perdere l’abitudine. Avere una passione aiuta a fare meglio il resto, e poi ho capito che il mio modo di fare, anche sui social, è figlio di quella passione.

Per esempio tendo ad evitare le risse verbali. Non aiutano nel posizionamento e nel comunicare autorevolezza, una cosa che insegno anche nei corsi su Linkedin. Un professionista autorevole – fuor di metafora – mantiene la propria posizione, la comunica in maniera chiara, usando una terminologia tecnica ma stando attento a farsi comprendere. Difende l’operato dei colleghi, non alza i toni, capisce quando deve abbandonare una conversazione anche se non è stato lui a scrivere l’ultima parola.

arbitro social

Prendersi sempre la responsabilità

Sembrerà strano, ma in un contesto digital in cui si tende spesso ad auto-compiacersi a vicenda, salvo poi trovarsi nel mezzo di un shit storm all’improvviso, avere un hobby che ti allena alle critiche (a volte fuori luogo e senza senso) è molto utile. Per esempio ho imparato, gioco forza, a prendermi sempre la responsabilità.

Nello sport in generale è una pratica piuttosto comune, basti pensare a chi sbaglia un rigore o all’allenatore che ci mette la faccia nelle conferenze stampa, nelle aziende molto meno. Si tende spesso a scaricare la colpa su altri, alcuni addirittura sugli stagisti o in molti casi sui clienti. Mi è capitato di assistere a riunioni in cui l’unico tema era l’assoluta incapacità del cliente. Incapacità che avrebbe dovuto portare immediatamente l’agenzia a fare una sola scelta: lasciarlo. Ma così non succedeva. Era solo un modo per sfogarsi e non chiedersi mai dove sbagliavamo noi.

Nei miei gruppi di lavoro tutto questo è bandito. Piuttosto le persone che lavorano con me mi telefonano per dirmi che hanno fatto un errore. Lo apprezzo, da lì si riparte. Chi scarica su un altro non può far parte della nostra vision. Il cliente non ha sempre ragione, ma se ha torto non saremo certo noi a fargli lezioni di vita. Cercheremo piuttosto di aiutarlo, a meno che non è arrogante, in quel caso prenderemo altre decisioni.

Visoni chiare, posizionamento chiaro

Avere visioni chiare aiuta ad avere posizionamento chiaro. Fatele capire queste cose sui social, raccontate su LinkedIn – non ho ancora detto la parola “storytelling”, lo faccio ora – i vostri errori e cosa avete imparato da questi.

Ringraziate, siate educati, siate puntuali anche nelle risposte (se dite “ti scrivo questo fine settimana”, fatelo). Rispettate le squadre, e quindi il cliente. Riconoscete i leader. E soprattutto valorizzate le vostre passioni fino in fondo. Sono quelle che vi aiutano a migliorarvi e spiegare le vostre soft skill. Quelle che in quest’epoca di competenze a basso costo contano tantissimo.

linkedin

Le lezioni su LinkedIn

La mia esperienza professionale racconta che molte delle cose che ho imparato sul campo – e proprio il caso di dirlo – sono straordinariamente utili per utilizzare in maniera efficace il mio social preferito, LinkedIn. Anche se non condividiamo lo stesso hobby, credo che questa storia potrà esserti utile per mettere in pratica i seguenti suggerimenti che troverai nel video:

1- Scegli un tono di voce che ti rappresenti. Non urlare, non sbraitare, cerca il dialogo con chi lo merita. Se ti trovi in mezzo ad una rissa verbale, fa un passo indietro.

2- L’abito non fa il monaco, ma come ci si presenta conta eccome: LinkedIn è un social professionale, presentati sempre in maniera educata, anche se di solito prediligi un atteggiamento friendly. Per diventare amici, c’è tempo.

3- Rispetta il tempo, come un arbitro. Il tempo delle persone è prezioso: le lunghe mail di presentazione per descrivere tutti i fantastici servizi che puoi offrire sono inutili e danno. La battaglia per l’attenzione si vince sulla lunga distanza. Inizia da un complimento sincero, poi aspetta.

4- Usa un linguaggio tecnico, usa un linguaggio chiaro. Sì, devi sforzarti a fare entrambe le cose: il linguaggio tecnico è utile per far capire che sei preparato, ti posiziona. Ma se esageri e quel linguaggio diventa incomprensibile, non avrai l’attenzione del tuo interlocutore. La chiarezza è fondamentale per essere visto come un divulgatore. Questo è il tuo obbiettivo.

5- Visione chiara, posizionamento chiaro. Chiediti cosa vuoi offrire alla gente, chi vuoi diventare e perché le persone dovrebbero sentire il desiderio di averti nella loro rete.

6- Ricorda la regola delle tre passioni: su LinkedIn è utile sfruttare tre tue passioni per poter attirare l’attenzione dell’interlocutore. Senza divagare, ti servono per poter fare metafore e similitudini. Se il tuo interlocutore odia il calcio, inutile fargli l’esempio di Messi e Ronaldo per parlare di talento! Le mie: la scrittura, il calcio, il cinema. Sono utilissime a tavola, nel business e… su LinkedIn!

7- Sii autorevole, mai autoritario.

8- Studia il terreno di gioco. Come arbitri e calciatori prima di una partita, fa un giro di campo. Calpesta metaforicamente il terreno, osserva le condizioni climatiche, preparati. Così deve essere prima di impostare una strategia su Linkedin. Con chi e contro chi stiamo per giocare?

9- Una cosa è sapere di tori, un’altra stare nell’arena: o se preferisci parla di quello che sai, dove non ci arrivi tagga un esperto. Ti aiuterà a stringere buone relazioni, soprattutto sincere.

10- Prenditi sempre la responsabilità di ciò che fai e di quello che scrivi. Il tuo posizionamento è anche frutto delle posizioni che prendi.

Per tutto il resto ti consiglio di seguire il corso su Linkedin con tanti consigli su strategie, tattiche, piani editoriali e guru da seguire! Buono studio e buona passione!

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Pagina aziendale su LinkedIn: come crearla e come usarla

Pagina aziendale su LinkedIn: come crearla e come usarla

La pagina LinkedIn aziendale è davvero un ottimo strumento per migliorare l’awareness del tuo brand, mettendo in relazione offerte di lavoro e dipendenti, cultura aziendale e reti professionali. A patto, però, di non usarla come semplice “biglietto da visita”, ma come un vero e proprio motore della crescita su LinkedIn, in modo da stimolare la creazione di nuove partnership e opportunità. Vediamo, quindi, più nel dettaglio come funziona e come usare correttamente una pagina LinkedIn.

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Pagina aziendale su LinkedIn: come crearla e come usarla

Creazione di una pagina LinkedIn

La pagina LinkedIn è la “cartina tornasole” della tua azienda: gli utenti si aspettano di conoscerla meglio, per trovare informazioni su carriere, prodotti, servizi e opportunità. Tuttavia, prima di creare una pagina aziendale, anche per una scuola o università, è necessario creare un profilo utente con nome e cognome reali.

Primi passi

Per creare la tua pagina aziendale su LinkedIn, accedi da desktop e segui la procedura riportata sul sito web ufficiale linkedin.com/help:

1. Clicca sull’icona Prodotti nell’angolo in alto a destra della tua homepage di LinkedIn
2. Clicca su Crea una pagina aziendale
3. Seleziona il tipo di pagina che desideri creare (Piccole imprese, Medie e grandi aziende, Pagina Vetrina, Istituto didattico)
4. Inserisci le informazioni relative alla pagina, ai dettagli dell’azienda o istituto e al tuo profilo.

Attenzione però: in alcuni casi, occorre qualche passaggio in più prima di concludere l’operazione. Ad esempio, se non hai un indirizzo email confermato e associato al tuo account LinkedIn, ti verrà richiesto di aggiungerlo ed effettuare la procedura di verifica.

Oppure, se il tuo account LinkedIn è stato creato da poco, o non hai abbastanza collegamenti, potresti imbatterti in un messaggio di errore. Si tratta, tuttavia, di piccoli ostacoli che, una volta superati, consentono di procedere con l’impostazione della pagina.

Come impostare l’URL pubblico

In generale, tutti gli URL delle pagine LinkedIn dovranno essere strutturati secondo uno schema del tipo: linkedin.com/company/nomeazienda Per modificarlo, basta accedere alla pagina aziendale, cliccare in alto a destra su Strumenti dell’amministratore, quindi URL pubblico nell’elenco a discesa.

L’URL pubblico della pagina LinkedIn aziendale:

Non può essere già in uso per un’altra pagina LinkedIn. Gli utenti di LinkedIn e i motori di ricerca useranno questo URL univoco per trovare la tua pagina.

– Deve contenere almeno un carattere non numerico.

– Può contenere una lettera minuscola, un numero, un trattino o un carattere Unicode cinese, giapponese o coreano (CJK).

Non deve includere più di un trattino consecutivo (es. nome–azienda) e non può contenere un trattino all’inizio o alla fine (es. -nome-azienda o nome-azienda-).

– Qualsiasi carattere inadeguato verrà automaticamente sostituito con un trattino.

Dopo aver creato la pagina, puoi utilizzare altri strumenti per sviluppare il tuo brand cliccando su Configura la tua pagina. Ti verrà richiesta un’immagine del logo, una descrizione, i dettagli relativi alla località e altro ancora.

Se hai creato una pagina per una scuola o università, sarà necessario completare la configurazione abilitando lo strumento LinkedIn Alumni.

trucchi per realizzare una Pagina aziendale su LinkedIn che funzioni

Funzioni avanzate

Dopo aver concluso le fasi preliminari, puoi effettuare altre operazioni che ti consentono di condividere la gestione della pagina, aggiungere pagine Vetrina, attivare i suggerimenti di contenuti e altro ancora. Di seguito troverai maggiori dettagli per procedere con un settaggio ottimale.

Aggiungere o rimuovere amministratori

Per assegnare un nuovo amministratore alla pagina, è necessario che siate già in contatto su LinkedIn. Se hai già l’utente tra i tuoi contatti LinkedIn, clicca su Strumenti dell’amministratore e quindi Amministratori di pagina nell’elenco a discesa.

In modo simile a Facebook, anche qui potrai assegnare ai nuovi utenti il controllo totale della pagina (Amministratori designati) o consentire l’accesso limitatamente ad azioni specifiche (recruiter, contenuti sponsorizzati, moduli per l’acquisizione di contatti, Pipeline Builder).

In qualsiasi momento, potrai rimuovere un amministratore cliccando Rimuovi amministratore accanto al nome dell’utente nell’elenco.

Come creare una pagina Vetrina

Prima di creare una Vetrina (Showcase), dovrai accedere alla relativa pagina aziendale a cui intendi associarla. Ogni pagina LinkedIn può essere associata a 10 pagine Vetrina, ovvero alle estensioni della pagina principale utilizzate per mettere in luce un prodotto, una business unit o un’iniziativa specifica.

Puoi impostare un URL personalizzato anche per la tua Vetrina, ma non sarà possibile modificarlo in seguito. L’operazione, invece, è consentita sulla pagina principale, ma potrà essere effettuata non più di una volta al mese. Dopo la modifica, il vecchio URL della pagina potrà essere utilizzato da altri dopo 365 giorni. L’URL di una pagina principale dovrà, in ogni caso, corrispondere sempre al nome e non può essere fuorviante o ambiguo (es. “/the-dream-team” modificato in “/tdt”).

Per visualizzare l’aspetto delle tue pagine, basta cliccare in alto a destra su Visualizza come membro: in questo modo potrai verificare in che modo gli utenti osservano le informazioni dall’esterno.

Suggerimenti di contenuti

Nella sezione dedicata ai suggerimenti di contenuti (onboarding) puoi filtrare i post di tendenza che vuoi consultare o visualizzare, per interagire con il target di riferimento. In questo modo puoi trovare facilmente nuovi articoli da condividere, visualizzare la percentuale d’interesse dei post e studiare meglio la concorrenza.

Puoi filtrare i contenuti per tipologia di utenti, settore, località, funzione lavorativa e anzianità: una marcia in più per il tuo piano editoriale.

come creare una Pagina aziendale su LinkedIn

Pagine Carriera

Anche le pagine Carriera sono indicate per coinvolgere e attrarre risorse o generare interesse. Questa sezione ti consente di creare un’area di recruiting accattivante, presentare l’azienda al meglio e inserire le testimonianze dei tuoi dipendenti.

La pagina Carriera è facoltativa e resterà comunque nascosta, fino all’aggiornamento o pubblicazione da parte degli amministratori.

Analisi

Nell’elenco a discesa Analisi puoi visualizzare statistiche relative ai tuoi Visitatori, Aggiornamenti e Follower. All’interno di ciascuna sezione, potrai scaricare i tuoi dati in formato .XLS dopo aver impostato le date e il periodo da analizzare. Potrai verificare anche i dati relativi agli ultimi 12 mesi, e scoprire ulteriori informazioni in forma aggregata sugli utenti che ti seguono.

Attività

Tutte le notifiche, incluse Reazioni, Condivisioni, Commenti e Menzioni sono raccolte alla voce Attività. Interessante è analizzare le varie reazioni (Like, Celebrate, Love, Insightful e Curious) per capire come migliorare i post da condividere. Per analizzare l’engagement della pagina LinkedIn aziendale puoi monitorare, inoltre, alcune metriche tra cui:

– Numero di Follower e andamento della pagina

– Numero di visualizzazioni per status update

– Numero di interazioni per company update (commenti, consiglia, condividi)

– Numero di click (per status update che contengono link)

– Interesse in percentuale (interazioni + click / visualizzazioni)

– Tasso di crescita delle persone che hanno interagito con i contenuti della pagina

Inoltre, con l’attivazione di LinkedIn Ads è possibile accedere a CPC, CTR e altri dati correlati.

pagina aziendale linkedin

Come reclamare una pagina LinkedIn non gestita

Alcune pagine vengono generate automaticamente da LinkedIn (come avviene anche su Facebook) quando un utente associa al suo profilo un’organizzazione non presente nei suoi elenchi.

Se la pagina non viene gestita direttamente dall’organizzazione, nella descrizione vedrai l’avvertenza: “Questo annuncio è stato creato automaticamente da LinkedIn. Questo annuncio non è attualmente affiliato a [NOME AZIENDA], né è gestito o approvato dall’azienda”.

Quindi, se non riesci ad impostare un URL univoco perché il nome della tua azienda appare già in una pagina generata da LinkedIn, potrai reclamarla seguendo alcuni semplici passaggi:

– Accedi al tuo profilo da desktop

– Aggiungi al tuo profilo LinkedIn l’indirizzo email aziendale e segui la procedura di conferma

– Elenca nel profilo la posizione lavorativa attuale nell’azienda rappresentata sulla pagina da reclamare

– Seleziona un Nome società dall’elenco visualizzato.

– Nella pagina da reclamare, clicca sull’icona del Menu e seleziona Richiedi questa pagina nell’elenco a discesa.

– Se non visualizzi l’opzione Richiedi questa pagina, prova a riassociare la tua posizione lavorativa attuale all’azienda.

A questo punto, dopo aver definito l’aspetto e i contenuti della tua pagina, non ti resta che utilizzarla per offrire valore e generare nuove opportunità. Se hai dubbi, consulta le linee guida sulle best practices disponibili sul sito web ufficiale.

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Come usare Instagram per il tuo business

Come usare Instagram per il tuo business

Dal 2010 al 2020, Instagram non ha mai smesso di evolversi, trasformandosi in uno dei social network più popolati e utilizzati al mondo. Attualmente il social (e l’app) è ricca di funzionalità e ricorda solo in minima parte gli esordi del colosso, sviluppato da Kevin Systrom e Mike Krieger e acquistato nel 2012 da Facebook Inc. per un miliardo di dollari. Se intendi utilizzare Instagram per il tuo Business, però, dovresti conoscere al meglio le novità introdotte negli ultimi anni per massimizzare i risultati.

Vediamo, quindi, i primi passi necessari per approcciarsi al social network in modo professionale e per uso aziendale, esaminando gli elementi fondamentali per raggiungere un set-up perfetto.

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instagram per le aziende

Come usare Instagram per la tua azienda: metodologia e segreti

Se vuoi utilizzare un account Instagram per il tuo business, assicurati di prestare attenzione a questi 4 passaggi:

– Evolviti. Passare dall’account personale ad un account specifico per creator o aziende è facilissimo. Nelle impostazioni del profilo, alla voce Account, è possibile modificare la tipologia di account, sbloccando così numerose funzionalità aggiuntive. Ad esempio, quando attivi un account creator o aziendale, puoi aggiungere opzioni di contatto come il numero di telefono e l’email, utilizzare gli strumenti per i contenuti brandizzati e altro ancora.
– Organizza le stories. Per ottenere una copertura costante, dovresti aggiornare le tue stories un gran numero di volte durante la giornata. Oppure, puoi creare una serie di storie in evidenza suddivise per categorie, in modo da renderle visibili anche dopo le canoniche 24 ore.
– Pianifica. Scegliere hashtag a caso, postare saltuariamente o in orari poco indicati per i tuoi follower è il modo migliore per perderli.
– Stai alla larga da bot e pod. Anche se il pressing di profili simili al tuo è sempre dietro l’angolo, non lasciarti tentare da acquisti di follower, bot vari e gruppi di scambio like. Se il tuo profilo è “sano”, crescerà più velocemente e potrai rendere davvero monetizzabili i tuoi contenuti.

Come funzionano i filtri su Instagram

Quando carichi un nuovo post, che si tratti di video o di foto, puoi arricchirlo con uno dei tanti filtri disponibili per migliorare l’aspetto dei tuoi contenuti. I filtri di Instagram sono studiati per creare un’esperienza visiva particolare, migliorare saturazione e luminosità, oppure per dare un tocco di originalità alle immagini e video che pubblichi.

Per modificare l’intensità di un filtro, puoi affidarti al tasto di regolazione automatica della luminosità (in alto, al centro della schermata) oppure fare doppio click sul filtro stesso per regolarne l’applicazione.

Se stai creando un carosello (nei caroselli puoi aggiungere più di un contenuto alla volta), puoi applicare lo stesso filtro a tutti gli elementi, semplicemente scegliendolo dalla lista, oppure usare filtri differenti per ciascun elemento, utilizzando il tasto di modifica in basso a sinistra nei singoli riquadri.

instagram per il business

Come funzionano gli effetti

Oltre ai tradizionali filtri applicabili sulle foto, è possibile aggiungere effetti particolari alle stories da condividere. Puoi caricare nuove stories direttamente dal tuo profilo, cliccando sull’immagine visualizzata sopra il nome, oppure dalla schermata principale, accedendo a “La tua storia” o cliccando sull’icona della fotocamera in alto a sinistra.

Per applicare un effetto alle tue stories, è sufficiente selezionarne uno prima di scattare foto o registrare video, scorrendo le opzioni accanto al pulsante della fotocamera (al centro in basso).

Per visualizzare la Galleria degli effetti, basta scorrere i filtri verso sinistra e selezionare l’ultimo pulsante a destra.

Oppure, cliccando la freccia accanto al nome di un filtro selezionato, potrai inserirlo nell’elenco degli Elementi salvati e riutilizzarlo infinite volte dalla stessa schermata. Puoi anche inviarlo ad un altro utente per invitarlo a provare lo stesso filtro, oppure accedere rapidamente alla galleria degli effetti.

Dopo aver sperimentato le diverse opzioni, potresti decidere di creare uno o più effetti personalizzati. Questa operazione può essere utile alle aziende e creators in cerca di maggiore visibilità. Niente di complicato, per fortuna: Facebook ha reso disponibile la piattaforma Spark AR Studio, che consente di creare filtri AR di facile implementazione.

Instagram per le aziende

Secondo il Report Digital 2020 di Hootsuite e We Are Social, l’audience di Instagram raggiungibile dalla pubblicità si attesta intorno a 20 milioni di utenti attivi al mese per l’Italia, a fronte di oltre un miliardo di utenti mensili nel mondo.

Eppure, non tutti sanno che l’80% degli utenti Instagram è localizzato fuori dagli Stati Uniti, e l’Italia è al terzo posto nella classifica dei Paesi con la maggiore diffusione. Ecco perché gestire al meglio un account Instagram aziendale è più rilevante per le imprese italiane.

Instagram Marketing: primi passi

Proprio a causa dell’elevata competitività, fare marketing su Instagram per il tuo business può diventare una vera sfida. Tuttavia, con l’introduzione di strumenti come Instagram TV (IGTV), l’opportunità di condividere materiali audiovisivi per coinvolgere gli utenti è aumentata in maniera esponenziale.
Nell’app di Instagram TV è possibile caricare video di durata compresa tra 1 e 15 minuti, mentre i video nelle stories non possono superare i 15 secondi, altrimenti appaiono automaticamente “tagliati” per essere condivisi tante piccole stories.

Su Instagram TV è possibile creare un canale collegato al profilo, in cui condividere nuove serie o approfondimenti visualizzabili, come anteprime, anche nei post o nelle stories. Per creare un canale su IG TV basta scaricare l’app, e tutti i video possono essere condivisi anche su Facebook Watch.

Ma non finisce qui, perché Instagram mette a nostra disposizione anche la possibilità di collegare link esterni alle stories (i cosiddetti “swipe up”), aggiungere domande e sondaggi per stimolare le interazioni, e altro ancora.

instagram per il business

Come funziona Instagram Business

Content e advertising sono i migliori “amici” di Instagram. Secondo le statistiche disponibili sul sito web ufficiale, infatti, sappiamo che:

– Esistono oltre 1 miliardo di account attivi ogni mese
– Il 90% degli account segue un’azienda su Instagram
– Oltre 500 milioni di account usano Instagram Stories ogni giorno

Una platea molto vasta: ecco perché Instagram Business diventa utile per emergere dalla massa e veicolare rapidamente il nostro target verso l’acquisto.

Facciamo un esempio: la foto che ha ottenuto più like nella storia di Instagram è quella di un uovo (gennaio 2019), con oltre 52 milioni di like. Un semplice uovo, quindi, ha superato perfino il record di Beyoncé.

Pur non pretendendo di raggiungere cifre simili, se è vero che “maggiore visibilità = maggiori possibilità di conversione”, attivando una strategia di advertising puoi raggiungere gli utenti attraverso un canale preferenziale. Con Instagram Business è possibile attivare inserzioni in diversi formati, storie interattive, annunci dinamici e non solo.

Per impostare Instagram Business sarà necessario:

1. Creare un account business

2. Collegare un sistema di pagamento

3. Definire pubblico, budget e durata dell’annuncio

4. Definire formato, contenuti e diffusione

5. Verificare che rispetti le linee guida di Instagram

Instagram Shopping

Utilizzando Instagram Shopping, inoltre, hai la possibilità di potenziare la vendita al dettaglio attraverso pulsanti specifici per l’acquisto, e di gestire i prodotti visualizzati nella vetrina che avrai precedentemente configurato.

Anche se, inizialmente, configurare Instagram per il tuo business richiederà un po’ di tempo, i risultati che potrai ottenere saranno decisamente superiori, e ripagheranno i tuoi sforzi.

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Un template utile per progettare un piano editoriale mirato per Instagram

Un template utile per progettare un piano editoriale mirato per Instagram

Orazio Spoto, Instagram Expert & Presidente di Instagramers Italia e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, ci spiega da dove partire per creare un piano editoriale per Instagram, utilizzando gli strumenti giusti.

Vuoi saperne di più su come creare un piano editoriale per Instagram?
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Instagram è una delle applicazioni più famose e senza dubbio è l’applicazione del momento insieme a TikTok.

Come ogni progetto social è molto facile avviare un account su Instagram: è gratuito, rapido e bastano pochissime informazioni. Nelle diverse lezioni che tengo, è il primo compito che affido agli studenti! Scegliere il nickname, realizzare la biografia, inserire un link, scegliere un hashtag, impostare la foto profilo.

E naturalmente scegliere se si vuole creare un account personale o si vuole passare ad un account business.

Aprire un account su Instagram è la parte facile.

Come in ogni progetto social la vera difficoltà sta nel mantenerlo attivo e renderlo vitale nel tempo.
Non solo, la stragrande maggioranza delle persone pensa che aprire un account e pubblicare ogni tanto qualche contenuto (possibilmente bello) basti e avanzi. In realtà manca un pezzo fondamentale, ossia la capacità di intervenire e interagire con i commenti del pubblico, con le mention che inevitabilmente riceverete e con gli account che si è deciso di seguire.

È per questo che diventa fondamentale e strategico padroneggiare il piano editoriale del nostro account.

Quattro sono gli elementi fondamentali che abbiamo individuato per poter gestire correttamente un profilo su Instagram

1. Il primo elemento portante è avere un contenitore

2. Il secondo, ma che vale come il primo, è avere dei contenuti

3. Il terzo elemento è nel saper dosare correttamente i contenuti all’interno del contenitore

4. Il quarto elemento sta nel saper governare gli eventuali feedback del pubblico

Andiamo a vedere nel dettaglio tutti i punti.

piano editoriale per Instagram

Come creare un piano editoriale per Instagram

1. Contenitore

Il contenitore è uno spazio all’interno del quale poter stoccare i contenuti che andremo a pubblicare sull’account Instagram. Dovete sapere che un account Instagram non viene seguito solo per un singolo scatto o un video ma viene seguito per il suo insieme.

Il colpo d’occhio, un elemento cromatico comune, una certa ripetizione nello stile visivo, sono tutti elementi essenziali per convincere un utente a diventare un seguace o follower, per essere più contemporanei nei termini.

Questo concetto che a parole è molto facile, non lo è alla prova dei fatti. Non a caso uno dei grandi problemi che si trovano ad affrontare le aziende, le agenzie e in generale tutti quei soggetti che sono coinvolti nella gestione quotidiana di un account Instagram è proprio saper reperire e organizzare i contenuti.

Sul come reperire i contenuti ci arriveremo fra poco. Concentriamoci per il momento sull’organizzare.

Va detto che esistono decine di servizi (a pagamento, gratuiti, freemium…), eppure vi dirò che un file excel è la soluzione più pratica. Del resto tante volte mi è capitato di partire con le migliori intenzioni, ma davanti ho sempre clienti con diverse skill e tutti con poco tempo. Imparare a usare un nuovo software richiede un tempo di apprendimento che non sempre si ha. Anche perché spesso il progetto di cui si è parlato per un anno, potrebbe decollare con un effetto simile a quello del salto nell’iperspazio del Millenniun Falcon di Star Wars.

Ecco che un bel file che contenga da una parte il nome dell’immagine e dall’altra le caratteristiche macro dell’immagine stessa – ad esempio il tema cromatico, gli hashtag più facilmente associabili ed eventuali soggetti rappresentati – diventa un prodotto che tutti possono usare da subito.

Escluderei anche i file in cloud. Non sempre una azienda può accedere a servizi cloud e quindi si rischiano altre colossali perdite di tempo.

Importante, il file contiene gli elementi testuali. Le immagini devono poter essere in una cartella, assicurandosi che abbiano una ottima qualità. E se non volete perdere tempo prezioso in allineamenti, identificate una nomenclatura dei file condivisa e chiara per tutti.

come fare un piano editoriale per Instagram

2. Contenuti

Una azienda che decide di mantenere attivo un account Instagram ha chiaramente bisogno di contenuti, non importa che siano post, video, storie o caroselli. Parliamo sempre di contenuti e questi sono i modi per ottenerli:

Produrli da voi

– Prelevarli da banche immagini

– Farli realizzare ad autori/content creator o influencer

– Farli realizzare dai propri follower

Sul punto 1, abbiamo una letteratura nutrita. Prima dei post di Instagram, le aziende hanno iniziato a produrre post per il proprio blog aziendale. All’inizio tutto andava bene ma poi le aziende hanno cominciato ad avere tutte le stesse idee e hanno saturato il web di contenuti più o meno simili. Ognuno di essi era un po’ il copia incolla dell’altro. È per questo che hanno cominciato a prendere piede i guest post.

Prelevarli da banche immagini: a mio parere questa è l’ultima delle opzioni. È vero che anche le banche immagini sono piene di immagini di instagramer, ma ancora oggi gli scatti sono tipicamente americani e tipicamente irreali. Instagram ha invece un suo registro linguistico e visivo che va rispettato. Per farvi un esempio di quello di cui parlo, andate a dare una occhiata all’account “Insta Repeat”. La considero la bibbia dei luoghi comuni di Instagram.

E proprio per questo vi dico: fatevi ispirare.

Coinvolgere gli autori: è il trend del momento. Un autore (nei miei corsi spiego che esistono tre categorie: gli autori intesi come fotografi, le celebrità social e i community manager) è una figura in grado di realizzare contenuti piacevoli e di convogliare il proprio pubblico verso il vostro account. Per questo è fondamentale pretendere da un autore due cose: creatività e numeri veri.

Infine ci sono i progetti user generated content. La meccanica è semplice:

a) definire un hashtag con la regola delle tre I: inedito, italiano e ispirazionale
b) chiedere ai propri follower di usarlo
c) pubblicare e menzionare i contenuti con hashtag realizzati dai propri follower

segreti per il piano editoriale per Instagram

3. Dosare

Ora tutti questi elementi vanno mescolati fra loro facendo attenzione a rispettarne le quantità, un po’ come se si trattasse di una ricetta. Il tavolo sarà il nostro file excel ed è li che dovremo piazzare le pedine.

Per cominciare, i contenuti user generated content (UGC) non arrivano subito. Bisogna infatti avere un account con numeri interessanti (che non siano esclusivamente il numero di follower) per ingolosire gli utenti ad usare l’hashtag di riferimento.

Anche il premio, che pur deve esserci, non deve essere necessariamente economico. Infatti questo avrebbe una valenza tattica e di breve durata. Meglio puntare al repost con una attività continuativa. Questa attività richiede tempo e rientra di diritto nelle attività strategiche e non tattiche.

Gli attori principali in questi casi sono gli account che parlano di destinazioni turistiche, ma questo tipo di approccio può rivelarsi interessante anche per produttori di oggetti. A meno che non siate dunque una destinazione turistica, dove si può azzardare che anche la metà del proprio piano editoriale sia costituito da contenuti UGC, suggerisco di attestarsi intorno al 25% sul totale dei contenuto previsti dal piano editoriale.

Pensare di delegare il nostro piano editoriale agli autori? Rischioso, oltre che costoso. Oramai un bravo autore chiede, giustamente, qualcosa in cambio. Sempre più spesso soldi, ma si potrebbe anche ipotizzare un cambio merce. Suggerisco quindi di non andare oltre il 25% del piano editoriale.

La produzione di contenuti diventa allora la soluzione più lungimirante: saperli produrre e lavorare sull’engagement. Ovviamente farete molti errori ma avrete anche modo di comprendere al meglio come funziona l’algoritmo di Instagram e come adattarvi ad esso.

Un suggerimento: ricordatevi sempre che un buon produttore di contenuti aziendali non sempre è un ottimo fotografo e viceversa. Tante volte ho visto magnifici still life al posto di immagini che invece devono mettere al centro di tutto l’utilizzo di un prodotto. Tante volte si pensa a fotografare gli oggetti per poterli inserire in cataloghi e/o siti web. In altri casi il prodotto è fin troppo visibile e contiene dettagli pensati per essere guardati su una stampa, senza caption e sapendo che l’osservatore avrà diversi secondi per gustarsi l’immagine. Esattamente il contrario di ciò che avviene su Instagram. Massimo un secondo per giudicare l’immagine, lo schermo è quello di uno smartphone che per quanto XXXXL sarà sempre piccolo. Alla luce della sua importanza quindi i contenuti aziendali dovrebbero coprire il 50% del nostro piano editoriale.

Il 100% dei contenuti, ricordate, non deve essere erogato solo attraverso dei post ma anche attraverso le storie. Queste ultime, ufficiosamente, avrebbero già superato per popolarità i post statici. Quindi potete per il momento dividere esattamente al 50% i contenuti realizzati per i post e quelli per le storie. Suggerisco di usare le storie per i repost.

Infine la frequenza. Ad oggi Instagram e il suo algoritmo prediligono una attività costante, ossia quotidiana se non di più e in base alle statistiche viste in questi anni, il weekend è di media ugualmente apprezzato come lo sono i giorni feriali. Dunque idealmente dovreste poter pubblicare un contenuto al giorno, sette giorni su sette.

Ecco quindi come potrebbe sembrare un piano editoriale ben bilanciato.

Se proprio con Excel non vi trovate, vi segnalo due alternative altrettanto semplici:

Google Calendar: sì, per fare un calendario editoriale si può usare… un calendario! È gratuito ed è condivisibile con il vostro team.
Trello: è un tool online (e una app) che vi permette di creare bacheche organizzate in cui inserire task (testi, liste, to-do, immagini e file) che possono avere scadenze, assegnazioni a diversi membri del team, e tag personalizzati.

come funziona Instagram layout

4. Governare

Non esistono software ancora in grado di sostituirsi all’uomo. E solo pensare che un like o un commento automatizzato, grazie a software comunque non autorizzati dai termini e condizioni di Instagram, possa essere efficace è segnale di relativa inesperienza sul campo.

Il mio suggerimento è quello di non rispondere a tutti i commenti, concentrandosi su quelli che fanno domande e richieste specifiche. Potreste ricevere anche commenti di elogio per il vostro lavoro. Ringraziate ma non serve farlo subito.

Vi suggerisco di creare inoltre dei processi in grado di prevedere chi risponderà cosa e quando. I commenti infatti potrebbero contenere domande specifiche oppure delle lamentele o peggio ancora delle dure critiche. Capite quindi che è necessario impostare una scala gerarchica anche fra coloro che seguono l’account e prevedere in anticipo dei processi in modo tale da governare la situazione ed essere pronti a reagire.

Non ultimo, impostare delle risposte automatiche a chi vi mette like o fa un commento potrebbe essere tutt’altro che produttivo come atteggiamento.

Conclusioni

Bene, ora tocca a voi. Costruite una griglia e inserite nel modo a voi più congeniale queste attività e il chi le segue. Avrete organizzato le vostre attività e il vostro account non potrà che crescere, organicamente!

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Credits: Depositphotos #206939052 – #204347758 – #359629146 – #242172584 – #215900804

Content Strategy su LinkedIn: come e cosa condividere

Content Strategy su LinkedIn: come e cosa condividere

Ale Agostini, Ceo e Client Partner di AvantGrade e docente della Social Media Factory di Ninja Academy, ci spiega come creare una content strategy per LinkedIn per rendere più efficace la propria presenza professionale sul social per un ritorno anche sulle company page.

Vuoi sapere quali sono i contenuti più giusti per LinkedIn?
Scopri la Social Media Factoy di Ninja Academy.

 

In precedenza ho già spiegato come funziona l’algoritmo di LinkedIn e come tale algoritmo “sceglie” i contenuti da mostrare in un feed sempre più difficile da raggiungere. Quello che gli utenti visualizzano non appena entrano nell’App o nella versione web del social professionale, appunto.

Per riuscire nell’intento, occorre curare in modo certosino non solo cosa e come postare: bisogna anche avere qualcosa da dire che sia utile e stimolante per l’audience che si intende presidiare. E si deve essere presenti, nel senso stretto del termine: ci vuole reattività e capacità di scelta.

Meglio evitare, infatti, di “salire” su ogni trend momentaneo aggiungendo poco o nulla a quanto si sta dicendo in Rete: le informazioni sono tante, troppe, ed è quindi cruciale essere rilevanti e focalizzati sulle proprie tematiche professionali.

Postare e commentare regolarmente, dunque, sempre per fare sentire la propria voce e renderla, col tempo, autorevole.

Oltre ai post di testo, immagini e video, (che restano importanti) esiste anche Pulse: si tratta del blog interno a LinkedIn che ti permette di scrivere articoli senza lasciare il social. Pulse è di fatto uno spazio che ti consiglio utilizzare per la stesura di contenuti a valore molto elevato. Non solo per Linkedin, ma per l’intera Rete (intesa come internet).

Sì, perché al suo interno è possibile scrivere articoli senza le limitazioni che ci sono per i semplici post della piattaforma: ecco perché in Pulse suggerisco di dare il meglio e mostrare quanto si è esperti nella propria area di competenza, con guide, tutorial e altri approfondimenti. Parole chiave: “completezza” e “utilità”.

Va sottolineato inoltre che gli articoli di Pulse hanno una notevole esposizione nelle pagine dei profili personali, una tipologia di pagine fondamentale per LinkedIn e i suoi utenti.

LinkedIn

Per questo, poi, va anche curata l’immagine di apertura di ogni proprio contenuto su Pulse: consiglio di scegliere sempre un’immagine evocativa, per far colpo sull’occhio dell’utente che sta scorrendo il tuo profilo.

Il tuo personal branding su LinkedIn passa anche da qui.

L’interfaccia di Pulse è semplice da utilizzare e molto intuitiva. Il primo passo è cliccare su “Scrivi un articolo su LinkedIn”.

content su linkedIn

Fatto questo ci si troverà davanti all’editor di testo di Pulse, che fa della versatilità il suo punto di forza.

content strategy su LinkedIn

Chi usa di WordPress per il proprio sito avrà già dimestichezza con editor di questo tipo, che ragionano su una logica di “blocchi di contenuto” e lasciano libero spazio alla creatività di chi scrive.

Oltre alle funzionalità classiche di un editor di testo per pagine web, Pulse permette anche di strutturare il proprio articolo in sottoparagrafi (con relativi Tag H2), anche se manca l’utilissima funzionalità di Indice (Table Of Content).

Il tutto si può arricchire con foto, video, diapositive, link ed estratti da altri contenuti (ma attenti a non copiare parti troppo estese).
Si può anche salvare l’articolo in bozza, per eventuali riletture, aggiornamenti e condivisioni (sì, si possono condividere le bozze), e ovviamente tutto termina con il tasto “Pubblica”.

Comodo, semplice e con grande potenziale.

Cosa condividere su LinkedIn: la scelta dei contenuti

La domanda che a questo punto sorge spontanea è la seguente: “Cosa pubblicare su LinkedIn e Pulse?”. La risposta è: “Dipende”.

Tutto si basa su chi sei, cosa fai (e sai), il tuo obiettivo sul social, il tuo target e, ultimo ma non ultimo, l’impegno che puoi mettere sul piatto.

Qui sotto ti offro delle idee che funzionano in tutti gli scenari o quasi, tuttavia ricorda sempre che hai due opzioni a tua disposizione:

– Puoi creare contenuti totalmente originali e nuovi (maggior impegno, eventualmente anche monetario)
– Puoi rilanciare, o come si dice in gergo “ribattere”, contenuti di altri. Un tuo commento, in questo caso, arricchisce la comunicazione e il messaggio

Ecco alcuni spunti per una content strategy a costo 0 su LinkedIn.

contenuti per linkedIn

Se sei un imprenditore o un esperto digital che vuole far conoscere la propria attività professionale e le proprie competenze, allora dovresti partecipare alla conversazione (o farla cominciare) sul mondo di internet. Meglio se, nel farlo, offri anche soluzioni a problemi reali del tuo settore.

Se invece sei un giovane professionista che si affaccia sul mercato del lavoro per la prima volta, allora il mio consiglio è quello di condividere contenuti e notizie che riflettano la tua passione e competenza, senza dimenticare di curare anche il tuo profilo personale.

Se vuoi farti un’idea, questo è il mio profilo LinkedIn, mentre se vuoi un’infarinatura sulle dinamiche di base della piattaforma, ti consiglio di leggere il mio articolo sul funzionamento di LinkedIn.

Come suggerimento generale non dovresti mai smettere di usare LinkedIn, sia per rimanere sempre aggiornato che per sviluppare il tuo personal branding. Perché farlo? Semplice, per non “rimanere indietro” e per essere preparato a eventuali cambiamenti professionali.

linkedin

Condivisione su LinkedIn: suggerimenti pratici

Se vuoi segnalare il tuo contenuto a persone specifiche, puoi taggarle. Questo farà arrivare loro una notifica, stimolando il loro coinvolgimento.
Meglio però taggare solo persone connesse di primo grado e davvero interessate/correlate a ciò che stai pubblicando: il rischio di risultare fastidioso è dietro l’angolo.

Per taggare in un post testuale usa l’operatore @ seguito dal nome e cognome. Appena inizi a digitare lentamente il nome della persona, di norma LinkedIn dovrebbe proporti l’anteprima e il nome del profilo automaticamente. A quel punto seleziona la persona e il gioco è fatto.

Se la persona viene taggata correttamente, riceverà una notifica e, in teoria, verrà informata della citazione. Se il contenuto colpirà nel segno, poi, la persona potrebbe commentare o condividerlo. Ecco un obiettivo da perseguire: più visibilità significa più possibilità di essere notato chi vuoi raggiungere ma ancora non ti conosce.

La condivisione di link a pagine web va fatta con criterio. Ecco alcuni spunti:

– Considera quali sono gli obiettivi e pubblico specifico della comunicazione;
– Pubblica un mix di contenuti strettamente correlati a te, ad esempio pagine del tuo sito aziendale/professionale, con contenuti di terze parti autorevoli sui tuoi argomenti chiave;
Non postare solo link al tuo sito aziendale: non solo diventi noioso, ma trasformi la conversazione in un monologo. Il rischio di trasformare il tuo profilo LinkedIn in una brochure è molto alto (e a nessuno piacciono le brochure);
Non puntare sempre alla viralità a tutti i costi: se sei bravo e fortunato, questo potrebbe succedere e scatenando “viralità” vedrai crescere propagazione, persone raggiunte, interazioni e, spesso, anche i tuoi collegamenti. Detto questo, non esiste garanzia di viralità e nessuno può offrirtela.

Se vuoi capire se stai colpendo la tua audience, vai sul numero di visualizzazioni e clicca: vedrai chi sono le persone colpite, le aziende, i ruoli e altro.

linkedIn

Altri aspetti chiave per un’efficace condivisione sono l’ora e il giorno di pubblicazione.

Per determinare il momento giusto occorre fare degli esperimenti in modo scientifico: analizzando le statistiche e performance di post già condivisi, potrai facilmente capire lo slot migliore per te.

Qualche suggerimento: prediligi i giorni feriali, quelli cioè in cui la nostra attenzione è assorbita dal lavoro, ma ricorda che il lunedì e il venerdì sono i peggiori. In quei giorni siamo rispettivamente alle prese con riavvio delle attività settimanali o con la testa già al weekend.

Per quanto riguarda l’orario, secondo la ricerca The Best Times to Post on Social Media in 2019 According to 25 Studies di CoSchedule, le tempistiche variano a seconda del tipo di azienda.

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Facebook Marketing: una panoramica completa su Business Manager

Facebook Marketing: una panoramica completa su Business Manager

Veronica Gentili, Co-founder di Glisco Marketing, Facebook Marketing Expert e docente della Social Media Factory di Ninja Academy, ci spiega tutto quello che è necessario sapere sulle funzioni del Business Manager per fare marketing su Facebook.

Vuoi saperne di più su come usare correttamente il Business Manager di Facebook?
Scopri la Social Media Factoy di Ninja Academy.

 

Il Business Manager è diventato uno strumento fondamentale per chiunque voglia fare seriamente Facebook Marketing. Non solo è obbligatorio per l’accesso a determinate funzionalità (es. Catalogo Prodotti, creazione di Pubblico Personalizzato da file, Gruppo con origine degli eventi, Linea di Business…), ma permette di centralizzare in toto gli accessi e la gestione di pagine, account pubblicitari e in generale, di tutti i tool che Facebook ha creato per le aziende.

Per quanto utile, si tratta certamente di uno strumento molto complesso: quali sono le aree principali da conoscere? Da dove iniziare? 

Ecco quindi una panoramica completa del Business Manager e delle voci principali che lo compongono.

Facebook Business Manager

La sezione Utenti

Qui sotto troviamo le entità alle quali possiamo dare accesso al Business Manager, sia utenti che altre aziende. Il BM è la nostra casa e qui possiamo decidere non solo chi farvi entrare, ma anche a quali porte (account pubblicitari, pagine, metodi di pagamento…) dar loro accesso.

Gli utenti si dividono in:

– Persone: ovvero gli user ai quali vogliamo dare accesso al nostro Business Manager, intesi proprio come persone. Per poter richiedere o inviare l’accesso è necessario disporre di un’indirizzo email e, da parte dell’utente, di un profilo personale su Facebook. Chiunque voglia gestire, modificare, visualizzare i dati relativi agli asset di Facebook Marketing (pagine, account pubblicitari, cataloghi…) deve necessariamente disporre di un account personale sulla piattaforma e solo tramite esso potrà fare l’autenticazione una volta che gli sarà stato dato l’accesso a un Business Manager tramite email.

– Partner: si tratta di altri Business Manager ai quali è possibile dare l’accesso; questa funzionalità è molto utile nel caso si collabori ad esempio con agenzie, che devono poter agire su pagine, account pubblicitari, etc, la cui proprietà però deve restare in capo all’azienda. Uno degli errori peggiori che si possa fare infatti è dare la proprietà (o lasciarla prendere) delle proprie pagine e account pubblicitari a Business Manager di soggetti terzi (consulenti, agenzie, dipendenti…), proprio perché diventerebbe poi molto complicato riavere le risorse indietro, nel caso se le volessero tenere. Ecco perché esiste la voce partner, una funzionalità semplice che permette di far accedere facilmente altri Business Manager alle proprie risorse secondo il livello che decidiamo e, allo stesso tempo, mantenerne la paternità.

– Utenti di sistema: i  server o software che effettuano chiamate API alle risorse di proprietà o gestite da un Business Manager. Non tutti vi hanno accesso.

faebook business manager

Gli Account

È qui che troviamo tutte le entità che fanno parte del BM, come pagine Facebook, account pubblicitari, account Instagram e così via. Queste risorse rappresentano il cuore dello strumento e vengono assegnate via via ai vari profili (Persone) o altre aziende (Partner) che vi devono accedere, con livelli variabili in base alla tipologia di lavoro che vi svolgono (es. Inserzionista, analista…). Dal Business Manager gli account si possono creare, aggiungere (in tal caso diventano di proprietà del BM) o richiederne l’accesso.

Tra gli account disponibili troviamo:

– Pagine Facebook

– Account pubblicitari

– Gruppi di risorse di Business Manager, per gestire al meglio le varie entità è possibile dividerle in cartelle e così facilmente condividerle “in bulk”

– Linee di business: da utilizzare nel caso si voglia analizzare il traffico e le conversioni del proprio sito web con un altro potente strumento, Facebook Attribution

L’origine dei dati

Facebook permette di associare le varie entità con una serie di dati e risorse, per creare cataloghi prodotti, misurare le conversioni online derivanti dalle campagne pubblicitarie e molto altro.

Tra le voci disponibili troviamo:

– Cataloghi: è infatti possibile creare dei cataloghi prodotti da utilizzare sia per le campagne di retargeting dinamico, sia per la vetrina della pagina Facebook che per il Tag Shopping su Instagram. Si tratta di una di quelle funzionalità attivabili solo con Business Manager e indispensabile per chi vende online.

– Pixel: qui è possibile gestire i pixel associati agli account pubblicitari a cui si ha accesso e creare nuovi pixel da utilizzare (fino a 100)

– Insieme di eventi online: Facebook permette anche di monitorare gli acquisti generati offline a seguito della visualizzazione o click sulle Facebook Ads; a oggi si tratta di un sistema abbastanza complesso e decisamente non alla portata di tutti, tuttavia a questo link puoi vedere tutte le informazioni sulla funzionalità e se disponi degli strumenti e dei dati per attivarlo

– Conversioni personalizzate: in caso di scenari avanzati o impossibilità di tracciare le conversioni con gli eventi standard, qui troviamo dove creare e condividere le conversioni personalizzate

– Gruppi con origine degli eventi: si tratta della possibilità che offre Facebook di unire varie entità come pagine Facebook, sito web (attraverso il pixel) e app per analizzarne le performance globali attraverso Facebook Analytics, potente strumento gratuito di analisi

– Pubblico condiviso: qui troviamo gli eventuali pubblici che abbiamo condiviso con altri account pubblicitari

facebook business manager

Brand Safety

Qui è possibile registrare i domini di cui il brand è proprietario e visualizzare e rimuovere siti, app e spazi di altri brand in cui potrebbero comparire le nostre pubblicità.

In particolare abbiamo:

– Domini: sezione in cui registrare i siti web per poter continuare a modificarne le anteprime dei link condivisi

– Liste di elementi bloccati: dalla quale è possibile scaricare la lista dei luoghi in cui sono state visualizzate le inserzioni (Audience Network, Instant Articles, Facebook In Stream Video, tutti posizionamenti che permettono ad altri brand di monetizzare lasciando degli spazi alle inserzioni), caricare a nostra volta una lista di posti in cui non vogliamo che le nostre inserzioni vengano mostrate e vedere dove potrebbero comparire

Registrazioni

Nel caso in cui gestiamo pagine di notizie, è molto importante registrarle qui, nella sezione omonima, poiché ciò permette di avere accesso a prodotti e servizi specifici.

Integrazioni

In questa sezione possiamo definire quali CRM, persone e agenzie (quindi Partner) hanno accesso ai contatti e li possono scaricare; ovviamente parliamo dei contatti acquisiti con le Lead Ads, le campagne di Facebook che permettono di acquisire i dati degli utenti senza far loro lasciare il sito.

Troviamo poi di seguito altri strumenti molto importanti che fanno voce a sé, come:

– Pagamenti: in cui è possibile inserire i metodi di pagamento da poi associare ai vari account pubblicitari presenti nel Business Manager. In alcuni casi qui si può trovare anche l’opzione che permette di richiedere credito pubblicitario

– Centro per la sicurezza: sicuramente utile perché permette di vedere i vari passaggi necessari (e quelli che ancora non abbiamo fatto!) per mettere in sicurezza il BM, come la verifica dell’azienda, l’autenticazione a due fattori e l’aggiunta di un altro amministratore

– Richieste: dove troviamo le richieste di accesso fatte, ricevute e gli eventuali inviti ad accedere inviati

– Notifiche: ci permette di scegliere quali notifiche attivare e quindi ricevere

– Informazioni su Business Manager: certamente una delle prime sezioni da completare, nella quale è anche possibile eliminare in modo permanente il BM o abbandonarlo come utente

– Guida alla configurazione: presente anche in italiano, spiega passo passo come configurare correttamente lo strumento e i passi da seguire in base alle nostre necessità (es. richiedere accesso a una pagina o gestire le autorizzazioni)

facebook business manager

Tutte le funzionalità di Business Manager per il Facebook Marketing

Come abbiamo avuto modo di vedere, il Business Manager è sì un tool complesso, ma racchiude in sé tutte le funzionalità necessarie a chi vuole fare seriamente Facebook Marketing; alcune sono utili in tutti i casi (es. gestione degli accessi e reclamo della proprietà dei propri asset), altri invece solo a brand che operano online o necessitano dell’accesso da parte di altre aziende (es. Partner), ma in generale è “il direttore d’orchestra” di tutte le funzionalità e gli strumenti di business.

Sicuramente abituarvisi richiede un po’ di tempo, anche perché sul fronte dell’usabilità non è proprio il massimo ed è soggetto a continui bug, ma una volta iniziato a utilizzare, è impossibile da abbandonare.

Credits immagini: Depositphotos #263149228 – #177186490 – #275759390 –  #191578914

I social ci hanno insegnato che i dati non bastano e le persone devono essere al centro (anche nei team)

I social ci hanno insegnato che i dati non bastano e le persone devono essere al centro (anche nei team)

Michaela Matichecchia, Co-founder Tourtools.it, Consulente Marketing Digitale e docente della Social Media Factory di Ninja Academy, ci racconta di come si sia trasformato il mondo del marketing dalla nascita dei social network e di come le persone debbano essere oggi centrali nelle strategie.

Vuoi saperne di più su come creare una strategia social che funzioni?
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