In questa intervista a Tommaso Sorchiotti, Creative Digital Manager e docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, scopriamo perché Twitter è ancora vivo e vegeto e come scegliere gli hashtag giusti, anche su Instagram.

Consigli per Social Media Manager su Twitter

Periodicamente si sente dire che Twitter è morto, in realtà non accade mai. Qual è la vera dimensione di questo social? Cosa cercano qui le persone?

«Sono quasi quattro anni che sentiamo e leggiamo dell’agonia di Twitter, mentre il social continua a vivere e funzionare senza dar troppo peso a queste voci. Anzi, i recenti dati in borsa dimostrano che Twitter sta piuttosto bene.

Di certo, il periodo di forte crescita a cui ci aveva abituato è lontano, a vantaggio di altri social, Instagram in primis. A mio avviso le persone che continuano ad usare Twitter cercano la discussione “allargata” sui temi per loro interessanti. Se ci pensiamo, negli altri social tipicamente dialoghiamo sempre con le stesse 20/30 persone, mentre su Twitter il dialogo è molto più esteso. La natura aperta e sintetica di Twitter permette un altro tipo di conversazione.

Peccato che in questi anni Twitter abbia fatto ben poco per potenziare questo aspetto».

Twitter e Instagram

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E l’advertising su Twitter? Chi lo fa? Funziona?

«Funziona. E molto bene. Per mia esperienza ci sono alcuni ambiti, come la promozione delle app ad esempio, dove l’adv Twitter è imbattibile, quando ben impostato.

In generale le performance e i tassi di conversione sono paragonabili a quelli di LinkedIn, dove però occorre spendere di più per raggiungere un numero rilevante di contatti».

Twitter e Instagram

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Quali errori bisognerebbe evitare comunicando su questo social?

«Lato singole persone direi quello di affacciarsi ogni tanto, solo per dire la propria. Twitter è fatto di relazioni deboli, se vogliamo, che vanno coltivate e curate nel tempo.

Lato aziende l’errore più diffuso è quello di essere autoreferenziali e monotoni. Su Twitter più che in altri social, vanno portati i discorsi fatti davanti alla macchinetta del caffè, non le slide della riunione!»

Consigli per Social Media Manager su Instagram

Accennavi alla crescita di Instagram, quali sono i tool necessari ad un Social Media Manager per gestire il canale di un brand su questo social media?

«Premesso che ogni Social Media Manager ha il suo stile e il suo metodo, io per Instagram consiglio:

– Later e GRUM per la programmazione e gestione dei post;
– Iconosquare, Owlmetrics e Sprout Social per gli analytics;
– Canva, VSCO, Afterlight 2, Snapseed, PicFlow per la Content Creation;
– Magic Social, Risesocial, SocialSteeze per la crescita della Fanbase».

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Quali sono i contenuti che piacciono di più alle persone su Instagram?

«Quelli più freschi, originali e di ispirazione. Con questo non vuol dire che bisogna stravolgere ogni volta i propri scatti, ma che va utilizzato il proprio stile.

Se invece intendi quali scatti piacciono di più, c’è un account molto bello che raccoglie le stesse fotografie popolari fatte da profili diversi, si chiamo @Insta_Repeat. Ci fa capire anche quanta poca fantasia abbiamo! :)»

Twitter e Instagram

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Buone pratiche

Come andrebbero scelti gli hashtag per un brand e quanti se ne dovrebbero usare in ogni post?

«A mio avviso un mix di branded hashtag, campaign hashtag (quando ci sono) e community hashtag è la scelta migliore per un brand.

Per scegliere i community hashtag il suggerimento è abbastanza semplice: esplorate il mondo di Instagram per vedere chi utilizza quei hashtag specifici. Altri brand, utenti, micro/macro influencer. Provate a definire chi vorreste raggiungere perché in linea con brand e posto pubblicato.

Inoltre non scegliete solo gli hashtag più popolari e utilizzati: una metà dovrebbero essere hashtag emergenti, non ancora inflazionati.

Sul numero di hashtag che dovrebbe utilizzare un brand ci sono pareri assolutamente discordanti, per qualcuno è meglio scegliere i 5/10 più rilevanti, mentre altri suggeriscono di utilizzare il numero massimo disponibile. In ogni caso, nascondere gli hashtag con il .a_capo è diventata una buona norma».

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